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Moderne Metamorfosi

 

Moderne Metamorfosi 

 

 

Il giorno 27 marzo 2015, al teatro delle Saline di Cagliari, la nostra classe ha assistito all’opera teatrale Metamorphosis a cura della Scuola d’Arte Drammatica di Cagliari per la regia di Elisabetta Podda.

Gli attori, tutti ragazzi giovani dai vent’anni circa sino ai trenta, sono gli allievi della Scuola d’Arte Drammatica di Cagliari, i quali, dopo aver terminato il loro corso di recitazione, (come loro stessi ci hanno raccontato al termine della rappresentazione), hanno dato il loro contributo a questo lavoro teatrale ispirato alle Metamorfosi di Ovidio. Metamorphosis è un’interpretazione in chiave moderna dell’opera di Ovidio, in cui alcuni personaggi, quali Fetonte, Narciso, Medusa, Orfeo ed Euridice, rivivono nei nostri tempi, impersonando uomini e donne tipici della nostra era, con le nostre ansie, i nostri difetti, le nostre inclinazioni e l’incapacità dell’uomo di modificare il proprio destino.

 

L’opera è presentata con la tecnica del racconto a cornice: un uomo e una donna, che impersonano Ade e Persefone, le divinità degli Inferi,  stanno al centro della scena, mentre ai loro lati stanno i vari attori, venti in tutto, vestiti di nero e disposti in modo sparso, alcuni posti sopra dei banchi in legno. Delle luci bianche si riflettono sugli attori. I due attori al centro, improvvisano dei balli sulla musica di Pharrell Williams “Happy” e poi Persefone  esprime ad Ade il desiderio di assistere a scene di amore, di coraggio e di passione. Una narratrice interviene alla fine di ogni scena, declamando i versi dell’opera di Ovidio. Una musica sommessa fa da sfondo alle scene. Sul palco prendono vita le vicende dei vari personaggi e i vari miti si susseguono, rispettando lo stesso stile di Ovidio, passando dall’uno all’altro personaggio.

 

Fetonte è il primo personaggio presentato. Come nella narrazione ovidiana, il protagonista è spinto da un bisogno irrinunciabile, tipico della sua età giovanile, di dimostrare tutto il suo vigore e il coraggio in una prova tanto ardua quanto pericolosa. L’eroe è interpretato da un giovane, Enrico, che chiede insistentemente al padre il permesso di guidare la sua lussuosa e potente vettura, una Gumpert Apollo, per dimostrare ai suoi amici la sua abilità e il suo sprezzo del pericolo. La fine tragica del giovane e dei suoi amici, come quella di Fetonte, appare come la giusta punizione per un comportamento incauto che mette in pericolo la vita propria e degli altri.

 

Da Fetonte si passa poi a Narciso, anche in questo caso interpretato da un giovane alle prese col culto di sé che lo porta a disinteressarsi di chi lo circonda perché nessuno gli appare tanto degno da poter attirare la sua attenzione. In questo caso la sua vittima è una donna, che come Eco, soffre disperatamente poiché il suo amore non è da lui ricambiato. Mentre Narciso appare sordo alle attenzioni della donna, egli sembra soltanto interessato a una valigia che tiene in mano, probabilmente segno della sua stessa vita, con la quale si accinge ad intraprendere un viaggio in treno, lontano dal suo mondo. Ma mentre è pronto a salire sul treno, un uomo dal capo glabro, urta la valigia, la quale cade per terra. In quel momento Narciso si trasferisce nel corpo del secondo uomo, (mentre un altro uomo ancora vestito di rosso, commenta la scena aprendo le braccia, come ad indicare che la dea Nemesi ha compiuto la sua vendetta, punendo la superbia dell’eroe ovidiano). A questo punto anche la valigia sembra soggetta ad un destino incontrollabile, passando di mano in mano. L’uomo pelato scende dal treno e incontra degli spacciatori; una ragazza, di nome Bilbo si avvicina agli uomini, prende la valigia dall’uomo pelato e a questo punto Narciso entra nel corpo della ragazza. La ragazza apre la valigia ma si accorge che essa è vuota. Questo provoca l’ira degli spacciatori, i quali colpiscono la ragazza che poi muore. E con lei finisce anche la storia di Narciso e di quel suo dono, la bellezza, rappresentato dalla valigia, che per fatalità, passa di mano in mano, senza che nessuno riesca a beneficiare del suo contenuto. Infatti essa ha valore solo per Narciso, ma poiché egli è stato troppo preso da se stesso, per una legge di natura che tende a rimettere tutto in equilibrio, anche lui è punito e non potrà più godere del suo dono.

 

Dopo Narciso si passa alla raffigurazione del personaggio di Medusa. La Gorgone, caduta preda del dio Poseidone, è impersonata da una ragazza, Virginia, che per tre volte viene avvicinata da un uomo, che si offre con insistenza di darle un passaggio in auto mentre lei sta tornando a casa. La ragazza rifiuta il passaggio, ma l’uomo, un tipo violento, esce dall’auto e con la forza abusa di lei. Virginia racconta a un giovane, Alessandro, quanto le è accaduto. Delle donne assistono alla scena, urlando e mostrando solidarietà alla vittima. In questo caso troviamo rappresentata una triste vicenda legata alla condizione femminile, dove la donna è ridotta ad essere la vittima sacrificale di una società misogina in cui l’uomo assume un ruolo predominante, e dove anche le azioni più meschine come lo stupro, anziché essere oggetto di condanna, vengono giustificate come espressione di virilità. E per la vittima, come per la mitica Medusa, quasi come se avesse colpa di quanto le è accaduto, si apre uno scenario di solitudine, incomprensione, discriminazione, che solo la morte riesce ad risolvere.

 

L’ultima scena è quella che ha per protagonisti Orfeo ed Euridice. Per gli autori del dramma, i due giovani, Giada e Niko hanno i ruoli scambiati: in Giada si riflette il destino di Orfeo e in Niko quello di Euridice. Giada, che incanta Niko e le divinità con l’arte della danza, si amano profondamente. Ma il loro appare un amore impossibile, segnato da una fine inevitabile. La volontà di Giada è messa a dura prova dal volere del Fato. Lei non riesce a trattenere il suo desiderio di stare sola con Niko e di baciarlo. I due amanti si scambiano un bacio, e subito dopo Niko esce di scena. In loro si riflette il percorso tragico di molte coppie celebri della storia e della letteratura, i cui amori sono contrastati a causa delle famiglie d’origine, o dei loro ceti sociali, o dalle loro scelte ideologiche, religiose, o dall’appartenenza a una determinata etnia o patria.

 

 

Metamorphosis è un’opera teatrale di grande profondità, che invita lo spettatore ad interpretare in modo personale, a seconda della propria sensibilità, i destini dei vari personaggi. C’è a mio avviso un certo pessimismo di fondo che si esprime nell’impossibilità dei protagonisti, così come nell’opera ovidiana a cui fanno riferimento, di modificare i propri destini. Ogni personaggio, infatti, è come se fosse soggetto a una forza che li sovrasta e che agisce, in certe situazioni, a seconda dei capricci del caso, e in altre, per una legge che tende a porre in equilibrio i vari elementi della natura. Ho molto apprezzato questo lavoro teatrale per le capacità interpretative degli attori, ma soprattutto per la grande creatività della regista che ha saputo presentare l’opera ovidiana in modo attuale e ricco di significati anche per la nostra società moderna.

 

Nicolò Piras, Classe II SB

 

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