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Le donne, i cavallier, l’arme, gli amori…

Le donne, i cavallier, l’arme, gli amori… ma come si divertivano?

Quanti modi ci sono per imparare la letteratura? Se facessimo questa domanda ai nostri studenti, probabilmente ci direbbero che forse sarebbe bene che non ce ne fosse neanche uno, e che , anzi, la scuola potrebbe fare a meno di proporre la letteratura con quegli autori e tutte le loro invenzioni fantastiche, tanto loro, gli studenti cioè, non ne soffrirebbero affatto.
Purtroppo a noi docenti è dato il compito di sbrogliare la matassa, giorno per giorno, e far capire che poi non è così male leggere le opere letterarie che, anzi a ben vedere, qualcosa possono trasmettercela e se non ci fanno impazzire, almeno ci fanno riflettere e ci aiutano a capire.


Ma questa opera di mediazione didattica è cosa assai difficile e comporta nella sua apparente semplicità non solo tanta competenza ed esperienza didattica ma anche capacità ideativa e creativa che noi docenti non sempre siamo disposti a mettere in campo nella marea di lavoro da sbrigare in tutto il corso dell’anno scolastico e con le classi numerose che ci ritroviamo.
Tuttavia qualche volta fare uno sforzo di immaginazione, proiettarsi, didatticamente parlando, al di là della ordinaria programmazione potrebbe dare risultati inaspettati perché potrebbe innescare un processo di approccio ludico anche a testi considerati dagli studenti troppo lontani dal loro immaginario nel tempo e nella forma.
Per la comprensione dei testi letterari infatti un’attività basata sulla scrittura e riscrittura può essere più efficace di uno studio solo teorico, che, seppure imprescindibile, tuttavia se isolato, non permette di entrare nel testo. Se crediamo infatti alla centralità del testo nella didattica della letteratura, il primo passo è appunto la lettura e la comprensione del testo che andiamo a proporre.

 
Ma come fa un ragazzo, una ragazza di 16/17 anni ad apprezzare le ottave narrative dell’Orlando Furioso o de La Gerusalemme Liberata e di tutta la potente architettura letteraria che ci sta dietro? Come fa un docente a fare apprezzare questi mondi così apparentemente lontani? Su quali interessi potrebbe far leva?
L’esperienza che ho fatto durante quest’anno scolastico, nella mia IV B della sez. scientifico di ventotto alunni, mi ha indotto a pensare che certe volte basta poco, un’idea, un suggerimento, ad innescare una capacità creativa nei nostri ragazzi che magari non pensavamo potessero avere, ripiegati come sono ogni giorno sui loro interessi quotidiani di chattate continue su facebook e sms sui cellulari, che non abbandonano mai, per macinare parole su parole in un’apparente voglia di comunicazione che non comunica niente.


In questo contesto far leggere un intero canto dell’Orlando Furioso in classe, è una vera follia. A volte però anche la follia può portare qualche conseguenza positiva, quindi, ho pensato, tanto vale provarci.
Non so quanti all’inizio abbiano ascoltato e capito, ma continuando con una lettura enfatica delle ottave e con una pignoleria votata al martirio, alla fine un po’ di interesse è venuto fuori: Angelica che fugge, Rinaldo che l’insegue, Sacripante che piange per non avere ancora colto la rosa, batti e ribatti li hanno conquistati.
Se è vero che decenni di studi di didattica ci hanno insegnato a progettare percorsi curricolari, a programmare obiettivi, a definire competenze, a strutturare minutamente attività, è pur vero che il messaggio letterario passa prima di tutto attraverso il piacere del testo. Se non scatta l’emozione per quello che si legge, se non si entra in empatia con l’autore per quello che dice, difficilmente si potrà arrivare alla comprensione profonda del testo.


E’ per questo motivo che ho deciso di osare un’operazione didattica di cui non potevo del tutto intuire i risultati, ma pianificare il processo, sì. Naturalmente questo lavoro si sarebbe potuto fare solo con l’aiuto del web in considerazione che gli studenti padroneggiano tecnicamente internet, e conoscono tutto quanto è necessario per il montaggio di un oggetto informatico, musica compresa. Quello che però non sanno fare è reperire informazioni precise, scegliere, mettere insieme, con un preciso piano che va strutturato prima di cominciare, attraverso riflessione, negoziazione, scelta condivisa dal gruppo. E questo è il compito della scuola, aiutarli e orientarli per il raggiungimento della competenza, cioè sapere utilizzare tutte le conoscenze, le capacità e le abilità acquisite per organizzare un progetto che risponda a un preciso scopo. In questo caso un oggetto multimediale che, partendo dal testo o dai testi, li superi e diventi altro, una creazione personale degli studenti, qualcosa interamente inventato, scritto e prodotto da loro.

 
Questo è quanto è stato fatto attraverso due interi moduli di letteratura: il primo riguardante il contesto storico-culturale-artistico del rinascimento, il secondo dedicato alla lettura-comprensione- riscrittura parafrasata dei testi citati di Ariosto e Tasso (una scelta mirata di ottave sulla base di alcuni temi: amore, guerra e magia). Compito conclusivo dei due moduli una consegna molto vincolante: costruire un testo teatrale (sceneggiatura, indicazioni di costumi e di musiche)  per una rappresentazione, con cambiamento quindi di genere letterario (dalla poesia al testo dialogato), di punti di vista (ogni personaggio presenta i fatti da una sua ottica), di contesto (ambientazione libera nello spazio ma non nel tempo) ma con aderenza ai temi e ai tòpoi presenti nei due poemi.
I lavori portati a temine sono due, opera di due gruppi di studenti che hanno profuso in verità molto impegno e una buona parte del loro tempo libero. Però i risultati sono apprezzabili, oltre che divertenti. Naturalmente c’è un eclettismo ingenuo da perdonare: nel processo di riscrittura gli studenti hanno ricondotto al loro immaginario ambienti e situazioni, hanno combinato in un melange immagini e musiche di epoche diverse non precisamente riconducibili tutte al medioevo, tuttavia si sono divertiti, hanno apprezzato due opere “difficili” che, viceversa, avrebbero studiato solo per far contenta l’insegnante e ottenere una buona valutazione. Dimenticando tutto dopo neanche una settimana.

 

 

Maria Rosa Giannalia

 



 





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