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INVAL-NO, INVAL-SI’

Dato che l’argomento è, come si suol dire, di scottante attualità, vorrei esprimere la mia opinione a proposito delle prove INVALSI. Come tanti colleghi, non sono contraria a operazioni di valutazione esterna, se gestite dall’istituzione preposta in modo da rispettare il calendario annuale, non intralciare le attività ordinarie e soprattutto non pesare sui singoli istituti (come d’altronde mi sembra fosse avvenuto anni fa, quando il nostro liceo era stato scelto come scuola campione).

Ma questa volta non si può che restare perplessi, se non indignati, dal modo in cui queste prove stanno per essere espletate. Un modo che definire “all’italiana” è davvero eufemistico, che sa addirittura di provocazione.

Perché sembra proprio una contraddizione che, proprio nel bel mezzo di una grave crisi economica globale e nazionale, che richiede al paese “lacrime e sangue”, con tagli alla spesa pubblica in tutti i settori, e mentre il ministro Tremonti ripete che la cultura non si mangia, il nostro ministero, ad anno scolastico inoltrato, senta il bisogno impellente di rendere obbligatorie anche in seconda superiore le prove INVALSI, imponendo di fatto alle scuole di pagarsele.

Infatti la ministra aveva trascurato, o finto di trascurare, un piccolo particolare (che Tremonti le avrà immantinente ricordato): “Cava Mavia Stella, guavda che io non sbovso un soldo per pagave le tue pvove INVALSI”

Ma la soluzione è presto trovata! ricorrereremo al buon cuore dei docenti interni, che hanno un sacco di ore lautamente retribuite per le attività funzionali all’insegnamento, e dei presidi che non avranno problemi ad attingere ai fiorenti fondi d’istituto delle loro scuole!

I signori dell’INVALSI, che evidentemente conoscono bene il sistema che devono valutare, non potevano assolutamente immaginare che loro richiesta d’aiuto non avrebbe trovato l’entusiastico consenso dei collegi docenti, in particolare di quello del prospero, ricchissimo e munificentissimo liceo “Brotzu”, un vero paradiso nel panorama scolastico isolano, viziato e coccolato da tutti gli enti presenti sul territorio!

Ma certo, prego, signori dell’INVALSI, si accomodino… speriamo che le traballanti e sdrucite poltroncine della nostra augusta aula magna riescano a reggervi, e non inciampiate nel linoleum strappato, soffrendo stoicamente il caldo o il freddo (dipende dalla stagione), mentre vi intrattenete piacevolmente con noi. Certo, noi sardi dobbiamo andare al passo col resto della nazione e del globo e smetterla di essere il fanalino di coda, che vergogna!

Beh, allora potremmo parlare della questione anche con i nostri ragazzi, ma qui purtroppo non ci stanno tutti: eh sì le assemblee d’istituto si svolgono all’aperto. E se piove? dobbiamo spostarci nell’accogliente tenso-struttura, dove però, sempre per problemi di spazio, i ragazzi devono prendere a cavalluccio le ragazze…ah, questa è la palestra? Che bel fresco, una bella corrente d’aria, vero? Sapeste d’inverno… ma poi ci riscaldiamo correndo. Come, dove si trovano le attrezzature sportive e gli spogliatoi? Ehm, veramente le attrezzature sono sparse un po’ dappertutto, gli insegnanti non hanno un luogo sicuro dove riporle, e i ragazzi si cambiano nei bagni o dove capita. All’artistico invece, fanno ginnastica vintage: in classe, come negli anni ’50.

In questo vasto spazio all’aperto, invece, stiamo aspettando da dieci anni la costruzione delle aule e dei laboratori: ogni anno la Provincia ci dice che c’è un bellissimo progetto per noi, ci hanno promesso anche il chiosco bar, ma di mattoni e operai mai nemmeno l’ombra: ormai lo utilizziamo come esempio classico per spiegare ai nostri alunni che cos’è un’utopia…

Ma non c’è problema, siamo gente pratica: per anni abbiamo fatto lezione in una mansarda priva di certificato di agibilità (col preside che si fermava ogni mattina in chiesa a pregare che non succedesse nulla di grave), mentre i ragazzi dell’artistico portavano in borsa gli stivali di gomma e le mascherine perché regolarmente i bagni eruttavano le acque fognarie della città. Inoltre i nostri vicini del Giua ci cedono volentieri le aule che ci servono: peccato che quest’anno nella sede staccata non funzioni l’aula d’informatica perché ci hanno tolto il tecnico. Per poter usare l’aula di disegno e i laboratori della sede centrale, i prof e gli studenti debbano allenarsi tutti i giorni al Poetto per battere in velocità le altre classi e arrivare primi. I ragazzi dell’artistico, invece, con la loro creatività hanno inventato le classi double-face: ribaltano banchi e sedie e vengono fuori cavalletti e tavoli da lavoro.

Ecco la biblioteca d’istituto: è accogliente e abbastanza fornita, ma bisogna corrompere la bidella per accedervi, perché per mancanza di personale è aperta solo quattro ore la settimana.

I corsi di recupero? Uno spasso! Ogni anno facciamo scommesse sulla loro attivazione, sul numero di ore e sulle materie. Chi perde fa penitenza: compilare a mano per tutto il consiglio di classe i moduli delle comunicazioni ai genitori sui debiti (circa 800).

La segreteria? Tutto ok: basta guardare il viso eternamente sorridente del direttore amministrativo! E poi, cari signori INVALSI, dovete fare le fotocopie? Non vi siete portati le risme da casa? Ahiahiahi, la carta costa e in tempi d’austerity bisogna risparmiare: compilate il registrino e fate fronte-retro. Avete bisogno di adoperare la toilette? Mi raccomando i fazzolettini, anche la carta igienica costa, noi ce la portiamo da casa…

Già, cari signori, come vedete noi pratichiamo l’essenzialità come stile di vita scolastica! Passiamo alla questione didattica. Allora, la valutazione INVALSI viene prima di tutto, dite voi, i test sono significativi e validi dal punto di vista docimologico: saranno significativi, ma non saprei quanto attendibili, se consisteranno in quiz uguali per tutti… avete portato paraocchi e separè per i ragazzi? non lo sapete che è umano sbirciare il foglio del compagno, soprattutto se lui è bravo e tu non sai che pesci pigliare? E poi se gli insegnanti interni sono gli stessi che dovranno sorvegliare e correggere, dov’è l’imparzialità? Chi controlla i controllori? (se circola la voce che da questi test dipende il nostro stipendio, sai l’oggettività dove se va a farsi benedire…)

Vorrei un attimo obiettare che da venti anni a questa parte ci avete fatto due maroni così (non è più una parolaccia, vero?) sulla complessità della valutazione, che deve tener conto dei diversi stili di apprendimento dei ragazzi, della situazione economico-sociale, dei progressi rispetto alla situazione iniziale ecc… e ora si scopre che vanno bene i quiz a risposta multipla? E noi che facciamo una faticaccia tutti gli anni a predisporre compiti e verifiche ben strutturati e diversificati, e ci arrovelliamo per giungere ad un giudizio il più possibile equo rispetto alla complessità dell’essere umano; potevate dircelo prima: dall’anno prossimo via con test e questionari e anche con l’auto- correzione collettiva, come in America, così facciamo prima e magari le famose 40 ore funzionali saranno sufficienti, invece di esaurirsi in due mesi . O forse è tutto uno stratagemma per iniziare a sostituirci con i computer?

Per concludere, noi le abbiamo viste da tempo e le abbiamo anche testate le vostre prove INVALSI, e purtroppo ci sono venuti forti dubbi sul fatto che saper distinguere un anacoluto da un iperbato, o capire se il punto di vista del personaggio di un racconto sia oggettivo o soggettivo, o sapere che “fugace” significa “effimero” piuttosto che “sfumato”, ci permetta di valutare davvero le competenze di un allievo, almeno senza ricorrere ad altre verifiche.

Allora, signori dell’INVALSI, siete ancora convinti che qui al Brotzu vada tutto bene e che non vediamo l’ora di lavorare per voi? Aspettiamo un invito per visitare la vostra sede. Grazie

R. C.





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