Questo sito è accessibile da tutti i browser e gli user agent, ma il design e alcune funzionalità minori dell'interfaccia saranno visibili solo con i browser che rispettano gli standard definiti dal W3C.

BROTZU ONLINE
BROTZU MEDIA
LA REDAZIONE
LA SCUOLA

Storia

Lo Scandalo della Banca Romana - Prima Parte

Lo Scandalo della Banca Romana - Prima Puntata

 

Cartamoneta e istituti di emissione
La Banca Romana, che in precedenza era la banca dello stato pontificio, era una delle 6 banche che in Italia erano autorizzateprocesso Scandalo Banca Romana Illustrazione Italiana all’emissione della moneta con corso legale che si basava sul sistema del gold standard (http://it.wikipedia.org/wiki/Sistema_aureo). Come negli altri paesi europei anche in Italia la moneta era cartacea e il suo valore era garantito dalla sua convertibilità in oro secondo un determinato rapporto, quindi l’emissione doveva essere coperta da una quantità d’oro che veniva conservata nelle banche o istituti di emissione, si parla in questo caso di circolazione cartacea convertibile totalmente in oro.
In Italia dal 1874, il consorzio obbligatorio degli istituti di emissione regolamentava rigidamente diritti e doveri delle 6 banche autorizzate ad emettere cartamoneta specificando il tetto massimo di banconote e il loro rapporto con le riserve auree.


La speculazione edilizia e il fallimento della banche
Nel corso del boom edilizio che vi fu in Italia a partire dal 1870 e in cui si ebbe la modernizzazione urbana delle principali città, le banche furono tra le protagoniste investendo in modo massiccio i risparmi depositati presso di esse in investimenti a lungo termine (credito ad aziende immobiliari-edilizie, acquisizione titoli e azioni, ecc.). Quando, a partire dal 1889, vi fu la crisi del settore edilizio, alcune tra le principali banche private del sistema bancario italiano si trovarono di fronte al disastro, infatti i loro capitali, immobilizzati in crediti o titoli a lungo termine o relativi ad aziende fallite, diventavano inesigibili o comunque esse non avevano a disposizione liquidità per far fronte alla crisi.


Intevento dello stato e scandalo della banca romana


Agostino Depretis scandalo Banca RomanaBanca nazionale toscana, Banca romana, Banco di Napoli, Banco di sconto, Credito mobiliare italiano, Banca generale vengono messe in liquidazione. Per evitare il collasso dell’economia nazionale lo stato intervenne a sostegno delle banche, già dal 1883 le banche di emissione erano state autorizzate ad aumentare l’emissione di cartamoneta per sostenere gli investimenti nel settore edilizio andando oltre il rapporto di copertura aurea precedentemente fissato. Con la crisi venne autorizzata l’emissione di nuova cartamoneta senza copertura aurea. Tra le banche di emissione, la Banca romana, commise gravi irregolarità al punto che il ministro dell’agricoltura e industria Miceli istituì nel 1889 una commissione d’inchiesta presieduta dal senatore Alvisi.


L’Inchiesta Alvisi e l’insabbiamento dello scandalo
L’inchiesta appurò gravi irregolarità e il suo governatore, Bernardo Tanlongo, vi risultava gravemente coinvolto:
- la cartamoneta emessa superava di 25 mln di lire dell’epoca (1 MLN di lire = 4 MLN di Euro attuali) il quantitativo di lire che la Banca era stata autorizzata ad emettere;
- risultava un ammanco di 9 Mln di lire che era stato sanato con l’emissione di una serie di biglietti duplicati, quindi falsi.
Risultò inoltre che la banca aveva utilizzato tale denaro sia per speculazioni nel settore dell’edilizia, ora in crisi, sia per corrompere politici e giornalisti attraverso l’emissione di prestiti in forma di cambiali nei loro confronti, tali cambiali, alla scadenza, venivano poi regolarmente rinnovate. In tal modo si vincolavano i beneficiari di tali somme agli interessi della Banca. La banca aveva anche prestato denaro (a condizioni favorevolissime e quindi quasi regalato) a diversi governi a partire da quello di Depretis nel 1876





 Scrivi alla Redazione  Versione stampabile  Invia questo articolo
Credits