Questo sito è accessibile da tutti i browser e gli user agent, ma il design e alcune funzionalità minori dell'interfaccia saranno visibili solo con i browser che rispettano gli standard definiti dal W3C.

BROTZU ONLINE
BROTZU MEDIA
LA REDAZIONE
LA SCUOLA

Inchieste

Odino, la caccia selvaggia e la masnada di Hellequin


Caccia selvaggia, schiera furiosa,  exercitus mortuorum, caccia infernale, masnada di Hellequin, la caccia selvaggia di Odino e ancora l’Alichino di Dante, Teodorico re degli Otrogoti, Arlecchino, la novella di Nastalgio degli Onesti del Decameron  e tanto altro ancora! Impossibile districarsi in questo groviglio di miti norreni, racconti, credenze popolari, mitologia celtica, religione cristiana per cercare di capire da dove esattamente abbia tratto origine il mito della "caccia selvaggia". Probabilmente trae origine dalla mitologia nordica e si diffonde in Bretagna, Francia, Germania, fino alle Alpi, mescolandosi con storie e leggende locali e dando così luogo a molteplici versioni, così Odino si trasforma in Re Artù (Britannia), Carlo Magno (Francia), Nuada (Irlanda), Arawn (Galles), re Waldemar (Danimarca), l’exercito antiguo (Spagna), e Wotan con il suo Wutendes heer ("esercito furioso") in Germania.
Nella sua versione più celebre, raffigurata dal quadro di Arbo del 1872 "Åsgårdsreien", la caccia selvaggia è guidata da Odino in groppa a Sleipnir, il suo cavallo nero a otto zampe. Odino, seguito da un corteo formato da guerrieri morti in battaglia e spesso anche segugi e battitori, le 12 notti successive al 21 dicembre, solstizio d’inverno, cala dal cielo e conduce una furiosa caccia selvaggia intorno. Coloro che la schiera furiosa trova sul suo cammino vengono rapiti e condotti nel regno dei morti. Questa struttura narrativa si trova pressoché immutata in tutte le varie versioni del mito.
La prima testimonianza scritta di cui si dispone è contenuta nell’Historia Ecclesiastica, scritta dallo storiografo Normanno Orderico Vitale tra il 1114 e il 1142, che riporta il racconto del prete normanno Gualchelmo (Gauchelin) che la notte di capodanno è testimone del passaggio della Masnada di Hellequin - Familia Herlequini. In questo caso la caccia appare già parzialmente cristianizzata, il corteo (exercitus mortuorum) risulta composto da esseri infernali e mostruosi (diavoli?) che conducono uomini e donne peccatori (anime dannate?), a cui sono inflitte atroci pene, verso la dannazione. Questo il brano preso dal blog catafalco:
"Il primo gruppo era il più composito. Era un’«immensa truppa di fanti», con bestie da soma cariche di vesti e di utensili diversi, come briganti che camminano oppressi sotto il peso del bottino. Affrettavano il passo gemendo e fra loro il prete riconobbe dei vicini recentemente deceduti. Seguiva una schiera di sterratori (turma vespillionum), alla quale si unì il gigante; essi portavano a due a due una cinquantina di barelle cariche di nani, che avevano la testa smisuratamente grossa o a forma di vaso(dolium). Due etiopi -demoni neri – portavano un tronco d’albero sul quale era legato e torturato uno sventurato che urlava per il dolore; un demone terrificante, seduto sul tronco, lo feriva ai reni e alla schiena colpendolo con i suoi speroni incandescenti. (…). Seguiva un gran numero di donne a cavallo, sedute all’amazzone su selle dotate di chiodi ardenti; incessantemente il vento le sollevava all’altezza di un cubito per lasciarle poi ricadere dolorosamente sulle loro selle; i seni erano trapassati da chiodi arroventati che le facevano urlare e confessare i loro peccati. (…).
Il prete, terrorizzato, vide in seguito un «esercito di preti e di monaci», guidati da vescovi e abati, che portavano ognuno la propria croce. I secolari erano vestiti con una cappa nera, i regolari con una cocolla nera. Essi si lamentavano e supplicavano Gualchelmo, che chiamavano per nome, di pregare per loro.(…).
Ancor più spaventoso era il gruppo successivo: era l’«esercito dei cavalieri» (exercitus militum). Tutto nero e che vomitava fuoco. Su immensi cavalli essi si affrettavano, muniti di ogni sorta di armi e di bandiere nere, come se andassero alla guerra. (…).
Passate ormai parecchie migliaia di cavalieri, Gualchelmo si rese conto che si trattava senza alcun dubbio della Masnada di hellequin (familia Herlechini): aveva già sentito dire che molte persone l’avevano vista, ma non aveva mai creduto ai suoi informatori, anzi si era burlato di loro. Temeva quindi di non essere creduto a sua volta, se non avesse portato una prova sicura della sua visione. Per questo motivo decise di catturare uno dei cavalli neri che passavano privi di cavaliere. Il primo gli sfuggì. Sbarrò allora la strada al secondo, che si fermò come per lasciarlo montare ed emise dalle froge una nuvola di fuoco della grandezza di una quercia. Il prete passò il piede nella staffa e afferrò le redini, ma sentì improvvisamente un intenso bruciore al piede e un freddo indicibile alla mano. Dovette lasciar andare l’animale, quando improvvisamente comparvero quattro cavalieri, i quali lo accusarono di aver cercato di rubare la loro proprietà e gli ordinarono di seguirli. (…)
Il morto enumerò dunque i «segni» che finirono col convincere il prete, il quale ascoltò il messaggio che doveva trasmettere. Ma Gualchelmo tornò in sé: non voleva fare da messaggero per un criminale. Preso da furore l’altro lo afferrò alla gola con una mano ardente che vi avrebbe lasciato un marchio indelebile, il signum dell’autenticità dell’apparizione. Lasciò la presa quando il prete invocò la Madre di Dio, anche perché un nuovo cavaliere si era interposto, levando la sua spada e accusando gli altri quattro di voler uccidere suo fratello.
Il nuovo arrivato rivelò la propria identità: si trattava del fratello di Gualchelmo, Roberto, figlio di Rodolfo il Biondo."

"Nella notte del primo gennaio 1091 il cappellano (Gualchelmo) ritornava da una visita a un malato della sua parrocchia quando, solo e lontano da qualunque abitazione, sentì il fracasso di un «esercito immenso», che prese per quello di Roberto di Bellême, in marcia per assediare Courcy. La notte era chiara, il prete era giovane, coraggioso e robusto: si pose al riparo di quattro nespoli, pronto a difendersi se fosse stato necessario. In quel momento gli apparve un gigante, armato di randello, che gli ordinò di rimanere sul posto per assistere alla sfilata dell’exercitus, a ondate successive.
Sembra conservarsi nel racconto di Orderico la originaria funzione di punizione dei malvagi che doveva essere  correlata al mito della caccia selvaggia in cui la divinità, poi trasformata in demone dal cristianesimo in lotta con i culti precristiani, impartiva ai colpevoli la giusta punizione. Questa funzione si conserva anche nella versione cristianizzata, il diavolo qui, più che tentare gli innocenti, collabora con dio alla punizione dei colpevoli. Come ricorda Arturo Graf in Miti, leggende e superstizioni del medioevo: "Di regola il peccatore indegno di misericordia è punito in inferno; ma talvolta Satana,coltolo sul fatto, anticipa la vendetta divina e lo castiga mentre è ancor vivo." (cap. XI pag. 310, chi volesse trova il saggio di Graf interamente disponibile si Scribd a questo indirizzo http://www.scribd.com/doc/51542037/7/Capitolo-XI)
Il francese Hellequin (a sinistra raffigurato a cavallo e con le bare al seguito, Fonte: Jean Claude Shmitt, Spiriti e Fantasmi nella società medievale; Laterza, Bari 1995) potrebbe derivare dalla dea Hel, figlia di Loki, che nella mitologia norrena è la dea infernale (originariamente dea madre prima del sopravvento delle divinità maschili), da essa deriverebbe la parola inglese Hell per inferno. Hel diviene nella cultura francese un uomo, Herlequin o Hellequin, re degli inferi (Hel/Hölle + König). Ma come la caccia assume nomi diversi nelle diverse regioni, così il re infernale che la guida si veste di caratteristiche e denominazioni differenti: "Herlequin (dall’antico inglese Herla Cyning poi erlking, tedesco Erlkönig, danese erlkonig, allerkonge, elverkonge, cioè, letteralmente, il "re degli elfi" ). Hellequin - o Hellkin, Hennequin, Hannequin, Herlequin, Arlequin" (Wikipedia, Arlecchino). Ma prende anche le sembianze di delle dee germaniche Perchta e Holda, della dea della caccia geco-romana Artemide/Diana o di Ecate, dea che accompagna gli uomini al regno dei morti.
Probabilmente le schiere di morti che percorrono l’Europa dell’alto medioevo sono il risultato della confusione venutasi a creare nella religiosità popolare a causa della diffusione del cristianesimo che demolisce le antiche religioni precristiane e i loro riti, ma non riesce, se non dopo un secolare processo, a creare e far attecchire un sistema alternativo di riti e credenze omogenee e compiute. La confusione di miti e credenze è aggravata dalla particolare strategia utilizzata dalla Chiesa e dai missionari cristiani, che tendono ad assimilare e sovrapporre il cristianesimo alla credenze popolari preesistenti e se questo facilitò la diffusione del cristianesimo, determinò anche per secoli una religiosità caratterizzata dalla confusa coesistenza e mescolanza di  ingredienti cristiani e pagani, che perdura tuttora, si pensi al culto dei santi e a riti e cerimonie propiziatorie a mala pena cristianizzate (fuochi di Sant’Antonio).
Risentono di questa situazione molti degli aspetti della vita sociale e individuale, scanditi nelle società del tempo da meccanismi religiosi e rituali, che sono ora inceppati o sono del tutto saltati. In particolare non si sa più cosa fare dei morti, scomparsi (perché proibiti o malamente cristianizzati) i riti di passaggio tradizionali e non ancora pienamente sostituiti da riti cristiani alternativi. Lo status dei morti diventa un problema come il loro culto. Per di più il cristianesimo non ha ancora  "inventato" il Purgatorio e quindi, tolti i pochi santi che trovano posto in Paradiso e i pochi totalmente malvagi che vengono punti nell’Inferno, che ne sarà degli altri, cioè della maggior parti degli esseri umani, una volta che siano morti? Ed eccoli quindi scorrazzare nelle più varie forme e modi per tutta l’Europa.
Gianfranco Marini

Fonti:
Wikipedia: "Caccia Selvaggia"
Catafalco: "I morti inquieti"
Parmadaily: "La Masnada di Hellequin"
Arturo Graf, Miti, leggende e superstizioni del Medio Evo, Mondadori, Milano 1996
Jean Claude Shmitt, Spiriti e Fantasmi nella società medievale; Laterza, Bari 1995




 Scrivi alla Redazione  Versione stampabile  Invia questo articolo
Credits