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Inchieste

John Mason, John Underhill, la Bibbia e il massacro di Mistyc River

 
Tra il 1834 e il 1836 si combatté la "guerra dei Pequot" che vide i coloni inglesi del  Connecitcut e del Massachussets e i loro alleati indiani Narragansett e Mohegan combattere contro la tribù dei Pequot che erano stanziati nel Connecticut. La guerra si concluse con l’uccisione di centinaia di Pequot e la riduzione in schiavitù dei sopravvissuti, la tribù dei Pequot scomparve come entità autonoma. 
La guerra fu causata da una situazione di conflittualità diffusa che vedeva i Pequot alleati con gli olandesi e i loro tradizionali rivali  Narragansett e Mohegan alleati degli inglesi. Inglesi e olandesi erano interessati ad estendere le loro zone di influenza commerciale e i coloni a estendere i loro possedimenti nella fertile valle del fiume Connecticut. Vi fu un’escalation di atti di violenza da entrambe le  parti che sfociò nella guerra quando nel 1834 un commerciante di schiavi inglese, John Stone, venne ucciso da una tribù alleata dei Pequot, i Niantics mentre rapiva le loro donne e e i loro bambini per venderli come schiavi in Virginia.
Il più sanguinario episodio di questa guerra fu il massacro di Mystic River compiuto dalle milizie dei coloni inglesi del Connecticut guidati dal capitano John Mason e del Massachussets, comandate dal capitano John Underhill. Il massacro di Mystic River fu il primo di una lunga serie di massacri di cui è costellata la storia della "Conquista del West" che comportò il genocidio degli indiani, una sorta di olocausto del Nuovo Mondo, operato dai coloni inglesi e olandesi prima e dagli statunitensi in un secondo tempo, basti pensare ai massacri di Pavonia del 1643, di Sand Creek del 1864 e a quello di Wounded Knee del 1890. Un elenco dei massacri nella storia del nord America si trova QUI .
Le milizie dei coloni circa 90 uomini guidati da John Mason a cui si erano uniti una ventina di coloni del Massachussets guidati da John Underhill e i loro alleati Indiani, 300 tra Narragansett e Mohegan, evitarono lo scontro diretto con i guerrieri Pequot e, il 26 maggio 1637, circondarono il villaggio fortificato dei Pequot presso il Mystic River, dove si trovavano tra i 400 e i 700 Indiani, quasi esclusivamente vecchi, donne e bambini, dato che i guerrieri erano usciti per un’incursione guidati dal loro Sachem Sassacus. All’alba il villaggio venne attaccato, milizie coloniche e Indiani loro alleati bruciarono il villaggio e sterminarono tutti i Peqout che cercavano salvezza dalle fiamme scavalcando la palizzata, avevano infatti bloccato le due uscite per rinchiudere i Pequot nel loro stesso villaggio mentre bruciava.
 
Di questa strage ci sono rimaste le testimonianze dirette nei Diari dei due capitani dei coloni da cui sono tratti is eguenti brani.
 
dalle memorie di John Mason
"William Heydon , scorgendo una fessura in una tenda, vi entrò pensando di trovarvi qualche indiano, ma nell’entrare inciampò in un cadavere. Heydon si rialzò prontamente, al che gli Indiani in parte fuggirono, in parte si nascosero sotto il letto. Il capitano Mason uscendo dalla tenda scorse un gran numero di Indiani lungo la strada del villaggio. Si diressero verso di loro, ma quelli di dettero alla fuga e vennero inseguiti fino al fondo della strada, dove furono affrontati da Edward Pattison, Thomas Barber, e alcuni altri. Sette di loro furono subito trucidati. Il capitano, facendo dietrofront, ripercorse lentamente la strada già fatta e con il fiato che gli veniva meno. giunto all’altra estremità vicino al punto dove era entrato poco prima, vide due soldati accanto alla palizzata con le spade puntate a terra. Il capitano disse loro che non dovevano ucciderli in quel modo e aggiunse "dobbiamo bruciarli", dopo di che, entrando subito nella tenda di prima, ne uscì con una torcia e ponendola a contatto con le stuoie di cui erano coperte, appiccò fuoco alle tende del villaggio [...]."
 
dalle memorie di John Underhill
"Molte persone bruciarono vive nel villaggio, uomini, donne e bambini. Altri riuscirono a guadagnare l’uscita e a frotte, venti o trenta per volta, si diressero verso gli Indiani, ma i nostri soldati li fermarono e li passarono a fil di spada. Lì caddero vittime uomini, donne e bambini; chi riuscì a sfuggirci fu catturato dagli Indiani che erano dietro di noi. Gli Indiani stessi riferirono che vi erano circa 400 anime in quel villaggio; non più di cinque sfuggirono alle nostre mani [...]. Fu doloroso per i giovani soldati, che non erano mai stati in guerra, vedere tale massacro, vedere tante anime boccheggiare stese al suolo, talmente numerose che in alcuni luoghi era difficile avanzare [...]. Ma le stesse Scritture dichiarano a volte che le donne e i bambini devono perire per i loro familiari."
 
Ciò che colpisce è come la criminalità dell’atto sia giustificata con il richiamo della religione e dei  numerosi inviti al massacro e allo sterminio dei propri nemici presenti nell’Antico Testamento (Deuteronomio per esempio); che gli uomini si uccidano tra loro non è una sorprendente novità, ciò che suscita maggiore tristezza  è come una religione come quella cristiana sia stata da loro preferibilmente utilizzata per legittimare i propri atti criminali.
 
Gianfranco Marini
 
 
Fonti
De Bernardi Guarracino, La discussione storica, vol. 2, 2010, pp. 236 - 237.
Stannard D., Olocausto americano, Bollati Boringhieri, 2001, pp. 188, 191.
Jennings F., L’invasione dell’America. Indiani, coloni e miti della conquista, Einaudi, pp. 243, 246.




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