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VI Edizione Concorso narrativa per ragazzi "L’ho scritto io"

Premiazione dell?autrice del racconto

 

Una vivace casa editrice, Edizioni Coccole e Caccole, composta, come si legge nel sito www.coccoleecaccole.it, da alcuni “matti” (come loro stessi si definiscono) che hanno deciso di avventurarsi nel fantastico ma difficile mondo dell’editoria dei e per i ragazzi, ha premiato, Il 20 novembre 2006, Chiara Maxia della classe IV A Ginnasio. Chiara ha vinto la sezione individuale 14 anni con il racconto dal titolo "La bambolina". Il concorso di narrativa per ragazzi dal titolo "L’ho scritto io", alla VI Edizione, era patrocinato dall’Associazione "Ludus in fabula", legge 285/97, città di Paola (Cs).

Il racconto, di cui pubblichiamo  la prima di tre parti, ha il  titolo "La bambolina" e tratta il tema della solidarietà  

 

 

“La Bambolina”

Di Chiara Maxia


Alla fine del mio primo giorno in quella scuola sapevo già di essere condannata.

Il posto è Roma, in un liceo come tanti altri. Mia madre si era trovata un lavoro in nero, come domestica ad ore in questa nazione così nuova, così strana, così piena di pregiudizio per quelli come me, i “Diversi”.

Vivevo in un piccolo appartamento con mia mamma e mia sorellina, in periferia. La mia mamma, Shaniqua, era riuscita ad iscrivermi in un liceo scientifico vicino al nostro quartiere.

Un soleggiato mattino di primavera, mi svegliai, misi qualche quaderno nel mio vecchio zaino e mi avviai per andare a scuola.

Ciò che provai in quel momento era indescrivibile. Come varcai il cancello mi assalì una stranissima sensazione che mischiava dentro di me timidezza, timore e vergogna, anche se teoricamente non avevo niente di cui vergognarmi. Erano tutti bianchi, ai miei occhi bianchissimi come il latte, e mentre mi facevo largo tra loro per passare mi sentii osservata in modo strano, mentre la sensazione di pochi istanti prima mi stringeva a sé, quasi soffocandomi.

Mi diressi verso la segreteria, dove una signora alta, dalla pelle pallidissima scottata dal sole mi portò nella mia nuova classe.

La donna senza dire niente bussò e mi lasciò sola.

- Avanti! – sentii esclamare dall’aula. Aprii timidamente la porta e mentre entravo la medesima sensazione mi assalì di nuovo.

Ventun ragazzi mi fissavano dai loro posti senza dir nulla, mentre colui che doveva essere il professore mi fece un enorme sorriso mostrando i denti gialli.

- ooh, tu devi essere Sinabù, la ragazza africana! -

- Xainabu… - dissi a bassa voce io, mentre mi stringevo le mani.

- sì, sì, Xonabù, siediti pure vicino ad Alice e raccontaci qualcosa di te! – esclamò il professore indicandomi un posto libero all’ultimo banco vicino ad una ragazza magra, dai lunghi capelli corvini e un lucidalabbra in mano che probabilmente stava per applicarsi.

La ragazza ebbe un sussulto e poi fece un mezzo sorriso impercettibile all’insegnante verso altri compagni.

- no..! non può sedersi qui! Questo è il posto di Francesca, anche se oggi non si è seduta!

- ah, beh… allora mi sa che oltre quello di Alice tutti gli altri posti sono stati occupati, quindi dovremo trovarti un banco singolo. Matteo, chiama il bidello e dì di portare un banco, per favore… - replicò il professore.

Un ragazzo alto, dai capelli castani chiari si alzò di mala voglia e mi rivolse un’occhiata arcigna mentre usciva.

Poco dopo tornò accompagnato da un inserviente, e il professore fu bene attento a sistemarmi. Ero a fondo aula, in un angolo quasi coperta dai soprabiti dei miei compagni appesi lì vicino.

Il professore solo due o tre minuti prima aveva detto che voleva conoscermi, ma come presi posto sembrò dimenticarsi di me e riprese a fare lezione senza rivolgermi una parola per il resto del giorno.

Nessuno parve accorgersi di me, effettivamente, sinchè non arrivò la quarta ora. Una professoressa entrò e parve fosse interessata un po’ di più a conoscermi. Infatti la prima cosa che mi chiese era se capivo la loro lingua, scandendo le parole. Poi annunciò che all’ultima ora avrebbe portato la “mia” classe in aula magna per un seminario con dibattito sull’immigrazione al giorno d’oggi in Italia.

Come sentii queste parole uscire dalla bocca di quella donna mi sentii gelare. Ma visto che tutti dopo si stavano alzando e avviando seguiti dallo sguardo vigile dell’insegnante, anche io, timidamente, seguii la corrente.

Entrai per ultima, mentre la professoressa gracchiava a tutti di prendere posto e di non fare baccano. Presi posto a caso e aspettai che un’altra insegnante, munita di microfono cominciasse a parlare di fronte a tutta la scuola, che si trovava lì in quel momento.

fine 1^ parte

 

“La Bambolina” 2^ parte

“La Bambolina” 3^ parte





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