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IL PIACERE DI PENSARE, INDAGARE E SCOPRIRE

 Recensioni  del concorso "Prova d’autore: leggere per scrivere"
 Titolo:   Autore:  Editore:
 "Einstein: Scienza e Società" Angelo Genovesi  Fondazione Achille e Giulia Boroli
 “Vivere è scegliere” Scritti di libertà Sergio Ricossa

a cura di Paolo Del Debbio

(Fondazione Achille e Giulia Boroli, 218 pagg.)

  “Europa, storia di un’idea, dall’impero all’unione” Sergio Romano Fondazione Achille e Giulia Boroli su licenza della Longanesi & C.,2005

                                                                                            

                                                       "Einstein: Scienza e Società"


Questa biografia ripercorre la vita di dedizione e passione per la scienza di un grande personaggio del ’900: Albert Einstein. Viene dipinta la figura di un uomo che amò la matematica e la fisica e che non perse mai la curiosità tipica dei bambini, quel desiderio di conoscenza profonda della realtà che lo portò a farsi continuamente domande e grazie al quale giunse a rivoluzionarie risposte.
Gli argomenti trattati sono vari e molto interessanti, come il fatto di pensare solo per il piacere di pensare. Dice Einstein:<<quando non ho qualche problema particolare cui dedicarmi, mi diverto a ricostruire le prove di teoremi matematici e fisici che mi sono ormai noti da tempo. Non vi è alcuna utilità in questo, si tratta solo di una occasione di concedermi il piacere di pensare>>. Tuttavia, il modo in cui alcuni aspetti vengono affrontati è, a volte, poco comprensibile per gli studenti di un liceo.
L’autore dà largo spazio agli studi compiuti dal fisico di Ulm che riguardarono diversi argomenti quali: l’etere, ovvero ciò che si pensava riempisse lo spazio interstellare, il mezzo attraverso cui si credeva si propagassero le onde elettromagnetiche (ad esempio la luce); l’esistenza dell’atomo, la radiazione di corpo nero.
Se potessimo scrivere l’equazione della carriera di Einstein e riuscissimo a disegnarne il grafico in un diagramma “scoperte scientifiche-anno”, troveremmo due massimi che avrebbero ordinata 1905 e 1916.
Il 1905 fu un anno rivoluzionario per la fisica, che fu rinominato annus mirabilis, grazie all’opera scientifica compiuta da Einstein, che scrisse cinque memorie: la prima (per la quale vinse il premio Nobel nel 1921) riguarda uno dei temi più scottanti negli ambienti scientifici del tempo: la teoria dei quanti. Sebbene fosse contro il mero probabilismo della fisica quantistica, Einstein contribuì alla dimostrazione dell’esistenza dei quanti. Il fisico teorico cercò di dimostrare che la luce viaggia in “pacchetti” (o quanti) di energia e non come un flusso continuo di energia, e che la luce ha una natura ambivalente di particella e di onda, mentre (secondo la teoria di Maxwell) prima di questa memoria la radiazione luminosa si identificava unicamente come un’onda che si propaga in un campo elettromagnetico.
La seconda e la terza memoria riguardano l’atomo, la sua dimensione e la massa studiati a partire dal moto delle molecole in un liquido. Sfruttando l’idrodinamica classica, il fisico tedesco elaborò un nuovo metodo per giungere alle dimensioni delle molecole e al numero di Avogadro che avrebbe permesso di conoscere la massa dell’atomo. Inoltre, le molecole di un soluto, in sospensione in un liquido, si muovono secondo un moto irregolare (detto moto browniano), l’apporto innovativo del Nostro consiste nell’aver basato il suo esperimento sull’azione della pressione osmotica per dimostrare il moto di queste molecole.
La teoria della relatività ristretta, interamente elaborata da Einstein, viene esposta nella quarta memoria. Con questa scoperta viene messo da parte il concetto di etere, poiché la teoria di Lorentz, ammettendo l’esistenza dell’etere, escludeva il principio di relatività. Con questa teoria l’universo viene concepito come un reticolo "spazio-tempo" di quattro dimensioni (x,y,z,t) e cadono le nozioni di spazio e tempo assoluti, che diventano invece relativi al sistema di riferimento scelto. Le conseguenze fisiche sono di grande rilievo: se prediamo, ad esempio, un’asta e la facciamo viaggiare a una velocità prossima a quella della luce in un sistema di riferimento proprio, per noi, osservatori esterni al sistema di riferimento dell’asta, la lunghezza l di quest’ultima risulterà inferiore alla lunghezza dell’asta misurata all’interno del suo stesso sistema di riferimento. Analogamente anche il tempi misurati all’interno e fuori dal sistema di riferimento dell’asta varieranno. Infatti, se misuriamo il tempo che l’asta impiega per percorrere una certa distanza, questo sarà minore se lo misuriamo stando all’interno del sistema di riferimento dell’asta; se invece siamo in un altro sistema di riferimento misureremo un tempo maggiore rispetto al tempo proprio (misurato all’interno del riferimento dell’asta).
Nella quinta memoria Einstein rappresenta il rapporto tra massa ed energia con un’equazione che è tanto semplice quanto famosa: E=mc², che dice che la massa è energia, mentre prima si credeva che le due cose fossero indipendenti l’una dall’altra.
Il 1916 è un altro importante anno per la fisica, in cui il Nostro pubblicò i risultati dei suoi studi riguardo la teoria della relatività generale. Se le leggi di Newton spiegano come agisce la forza di gravità, la teoria di Einstein spiega come questa forza si propaga nello spazio.

Il libro parla del fisico tedesco anche da altre prospettive: i suoi primi approcci con la matematica e la fisica, come resta affascinato dal fenomeno dell’elettromagnetismo, dal fatto che esistano forze che nascono da cause "non tangibili", non da una spinta di un corpo contro un altro corpo, ad esempio. Queste forze sono ovunque, ma si possono notare solo con una "prova", come, nel caso del campo magnetico, l’ago magnetico, o la carica di prova per il campo elettrico.
L’autore inserisce l’esposizione dei vari studi scientifici fatti da Einstein in un contesto biografico, raccontando diverse vicende personali: il primo matrimonio con Mileva Marić, il secondo con la cugina Elsa; la fondazione assieme a Solovine e Habicht dell’Akademie Olympia; il rapporto con la filosofia, in particolare quella kantiana; la sua posizione nei confronti della religione, dalla quale si staccò a dodici anni, per cercare nella scienza le risposte alle sue domande. A questo proposito dice Einstein:<<Fuori c’era questo enorme mondo […]. La strada verso questo paradiso non era così comoda e allettante come quella del paradiso religioso; ma si è dimostrata una strada sicura, e non ho rimpianto di averla scelta.>>
Viene evidenziata anche l’importanza per Einstein della libertà, intesa come strumento indispensabile per lo sviluppo scientifico; la possibilità di dedicarsi alle attività intellettuali cui ognuno di noi è più incline; e la libertà di pensiero, cioè il potersi creare un proprio pensiero, libero da qualsiasi pregiudizio e dalle pressioni della società e delle sue istituzioni.
Infine, il fisico tedesco si impegnò attivamente nella lotta per la pace, contro gli armamenti degli Stati, il servizio militare obbligatorio e il ricorso alla guerra come soluzione alle controversie tra nazioni. Einstein polemizza contro l’educazione che gli Stati impartiscono ai giovani, imperniata di un nazionalismo malsano che serve a predisporli al servizio militare obbligatorio e a giustificare il ricorso alla guerra, sostiene infatti il Nostro:<<Lo Stato che richiede un servizio militare obbligatorio ai suoi cittadini è costretto a allevarli nello spirito nazionalistico, dando così una giustificazione psicologica al loro sfruttamento per fini militaristi […] lo Stato fa idolatrare questi strumenti di forza bruta.>>
L’interesse che lo scienziato mostra per i rapporti internazionali è estremamente lungimirante e attuale: egli comprese che il degrado delle relazioni tra Stati e la devastante forza delle tecnologie belliche avrebbero portato l’umanità sull’orlo dell’auto-distruzione.
Nel 1955 Einstein morì lasciando a tutti noi, oltre che rivoluzionarie scoperte in campo scientifico, anche il ricordo di un uomo che non smise mai di adoperarsi per rendere il mondo e l’universo più accessibili all’umanità; e perché quest’ultima mantenesse sempre intatto il proprio diritto alla libertà e non sprecasse il suo potenziale in attività inutili e autodistruttive come la guerra.

 

Chiara Ibba







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