Questo sito è accessibile da tutti i browser e gli user agent, ma il design e alcune funzionalità minori dell'interfaccia saranno visibili solo con i browser che rispettano gli standard definiti dal W3C.

BROTZU ONLINE
BROTZU MEDIA
LA REDAZIONE
LA SCUOLA

Agenda  / Concorsi

Agenda

IN CAMMINO VERSO L’UNIONE

<<< torna al 1° articolo                                 Europa, storia di un’idea, dall’impero all’unione

 

Il pensiero che fa da filo conduttore al libro “Europa, storia di un’idea, dall’impero all’unione” (Sergio Romano, Fondazione Achille e Giulia Boroli su licenza della Longanesi & C.,2005) è sicuramente questo: l’assenza di una frontiera naturale fu la prima ricchezza dell’Europa. Ciò serve a sottolineare la possibilità che ebbero le popolazioni europee di interagire tra di loro e con i popoli vicini. All’autore interessano i rapporti e gli scambi tra le differenti culture dei popoli che hanno occupato le terre tra gli Urali e l’Atlantico fin dall’antichità.
Questo saggio può essere diviso in quattro parti:
- La prima parte è dedicata al quadro geografico e culturale del continente, quindi alla presentazione dell’Europa, del suo territorio, e delle popolazioni che lo abitano.
- La seconda parte narra la storia degli Stati dell’Europa che sono nati dopo il crollo dell’Impero Romano e dei modi in cui si cercò di renderli stabili e forti fin dalla loro origine.
- La terza parte vuole spiegare il motivo per cui le nazioni europee estendono le proprie frontiere verso altri continenti sin dal Medioevo.
- L’ultima parte racconta come è avvenuta l’integrazione europea alla fine della Seconda Guerra Mondiale e le nuove aspirazioni e prospettive del nostro continente, non scordando di sottolineare le incertezze, le difficoltà e le ipocrisie.
L’opera comincia con la descrizione delle condizioni geografico-climatiche del continente e della varietà etnolinguistica delle sue popolazioni. Dopo aver sottolineato le strutture portanti che hanno caratterizzato la storia dell’Europa, lo scrittore passa alla descrizione dei fatti seguendo un criterio cronologico più classico.Comincia quindi una vera e propria digressione storica che inizia dalle radici della storia dell’uomo: infatti si parla dell’ homo sapiens, che fu il primo ad invadere le terre abitate da altre specie. Romano mette in evidenza gli scambi culturali che, assieme allo spirito di adattamento, hanno influenzato l’evoluzione delle società umane. Si passa poi alle civiltà che si svilupparono sotto l’influsso delle popolazioni asiatiche. Assistiamo a come i Cretesi, i Micenei, gli Etruschi, i Celti e così via, sfruttassero già evoluti sistemi di scambi commerciali e culturali. L’autore sottolinea e sofferma particolarmente la sua attenzione sul modo in cui si sono sviluppate le civiltà di cui ancora oggi rimane una forte eredità: i Greci, i Romani, gli Arabi.
La seconda e la terza parte del libro narrano che, unificata politicamente da Roma, alla caduta dell’impero romano l’Europa si vide divisa tra i regni barbarici occidentali, di impronta germanica, e l’impero bizantino. Nell’VIII secolo l’egemonia franca portò alla costituzione del sacro Romano impero, allo sviluppo del monachesimo e al crescere del ruolo politico della gerarchia cattolica. Nei secoli IX-XI, il diffondersi del feudalesimo creò i presupposti di una comune civiltà europea. L’Europa Occidentale successivamente visse una stagione di forte crescita economica e culturale, politicamente dominata dallo scontro tra il potere papale e quello imperiale per il predominio assoluto. Dopo la scoperta dell’America, l’Europa estese oltre oceano la propria civiltà e dovette superare le difficoltà di un periodo di assestamento economico-finanziario susseguente all’afflusso di metalli preziosi dalle colonie americane. Tra i secoli XVI-XVII, mentre l’Inghilterra consolidava la propria potenza marittimo-commerciale e le istituzioni parlamentari, la riforma protestante ruppe l’unità religiosa europea, innestando motivi di fede nella lotta per l’egemonia continentale tra Francia e monarchia degli Asburgo (guerra dei Trent’anni, 1618-1648), sfociata nel sistema di equilibri tra le potenze maggiori sancito dai trattati di Utrecht del 1713. La successiva diffusione delle teorie illuministe favorì un processo di riforme e di laicizzazione degli Stati, culminato nella Rivoluzione Francese del 1789, che abbattè l’antico regime monarchico-nobiliare e con l’Impero napoleonico determinò la nascita dei moderni Stati amministrativi, nonché l’affermarsi dei principi giuridici e politici dello Stato di diritto. Mentre la rivoluzione industriale si espandeva sul continente accompagnata da un forte incremento economico e demografico, la restaurazione assolutista inaugurata dal congresso di Vienna veniva superata dall’affermarsi dei principi liberali e di nazionalità, che portò alla nascita di nuove entità statali indipendenti e alla trasformazione delle monarchie assolute in regimi costituzionali. Contemporaneamente, la diffusione delle teorie marxiste facilitava l’organizzarsi di movimenti contadini e operai nei partiti e nei sindacati. Lo scontro di interessi tra potenze centrali e russo-occidentali portò alla Prima Guerra Mondiale (1914-1918), risoltasi con la dissoluzione degli imperi austro-ungarico e ottomano, mentre in Russia la rivoluzione bolscevica del 1917 portava alla nascita dell’Unione Sovietica. La lunga fase di depressione economica seguita alla crisi del 1929 fece da sfondo alla crisi del liberalismo e della democrazia, che facilitò l’instaurarsi di regimi autoritari in Italia, Spagna, Portogallo, Germania. La Seconda Guerra Mondiale (1939-1945) sancì il definitivo affermarsi internazionale della potenza statunitense; l’Europa si ritrovò divisa nei due blocchi contrapposti delle democrazie occidentali e dei regimi socialisti , strutturatisi anche militarmente con l’istituzione della NATO e del Patto di Varsavia. Nel corso degli anni Cinquanta l’Europa occidentale avviava un processo di progressiva integrazione economica e politica nel campo della CEE, divenendo in breve una potenza economica di primo piano. La riunificazione della Germania e l’affermarsi della democrazia degli Stati ex-comunisti, culminato nel crollo del regime comunista sovietico e nella dissoluzione della stessa URSS, si è accompagnata in quei Paesi al risorgere di antiche tensioni etniche e nazionali. Nonostante questo venivano compiuti grossi passi in vista del processo di integrazione europea con la firma del trattato di Maastricht, che ha sancito la costituzione dell’Unione Europea. A questo seguiva, nel 1999, l’unificazione monetaria (entrata in vigore dell’Euro). Partecipavano a questa prima fase 11 Paesi, solo successivamente se ne aggiungeranno altri.
L’evoluzione naturale dei sistemi presentatoci da Romano porta ai nazionalismi e quindi alle Guerre Mondiali. In questa parte centrale compare una costante nella storia e nelle nazioni europee, che si afferma come “struttura di lungo periodo”, cioè il sistema delle alleanze nazionali suggellate seguendo l’onda del mero interesse più che dell’ideologia comune.
L’ultima parte del libro descrive il periodo post-bellico, concentrandosi in modo particolare sulla costituzione dell’Unione Europea. In questo troviamo nomi e personaggi a noi più vicini, come Altiero Spinelli e Alcide De Gasperi, fino ad arrivare a personalità politiche contemporanee quali Tony Blair e Gerhard Schröder. Questo è forse il capitolo più “anomalo” dell’opera, dove scopriamo un Romano più colorito che si lascia trasportare dall’attualità dell’argomento sottolineando la posizione delle forze che rallentano il processo evolutivo dell’Unione.
Lo scrittore ci fa percepire le difficoltà contro cui il sogno di un’Europa unita si è infranto e si dovrà ancora infrangere, ma ci lascia con la speranza che i popoli europei “abbiano ancora soprassalto di fierezza e orgoglio”.
Il libro è di piacevole lettura e, nonostante affronti temi difficili e analizzi un argomento di vastità sconfinata, risulta estremamente scorrevole. Ciò ne fa un ottimo strumento di divulgazione della storia e di conseguenza della politica europea.
Quasi come un romanzo modernista, il saggio lascia aperto il finale, per sottolineare che la storia non si ferma, ma continua inarrestabile a seguire il corso imperscrutabile del destino. 


Elisabetta Mancosu





 Scrivi alla Redazione  Versione stampabile  Invia questo articolo
Credits