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Lavori Studenti  / 5^ D Lic.Sc.

Giuseppe Verdi

Giuseppe Verdi

1. Vita e opere

 

Giuseppe Verdi è stato uno dei più celebri compositori italiani, nato nel 1813 a Roncole e morto nel 1901 a Milano. I suoi melodrammi sono stati talmente celebri da far parte del repertorio operistico mondiale. Verdi si è dimostrato sempre interessato ad apprendere la musica, nonostante le origini piuttosto umili; il parroco della chiesa di Roncole lo prese con sé per insegnargli le basi della tecnica musicale e la pratica dell’organo; ma la svolta significativa avvenne quando un mercante amante della musica, Antonio Barezzi, credette nelle potenzialità del giovane Verdi e decise di aiutarlo al fine di permettergli di continuare gli studi intrapresi.

 

La formazione musicale “personale” vera e propria di questo grande compositore italiano avvenne nella grande biblioteca della Scuola dei Gesuiti (ancor oggi esistente), all’interno della quale ebbe anche occasione di seguire lezioni di armonia e composizione con insegnanti di alto livello. Nel 1828, quando l’artista aveva solo 15 anni, un suo pezzo fu inserito nell’apertura de Il Barbiere di Siviglia di Rossini; Nel 1836 si sposò con Margherita Barezzi, figlia di quello che oggi potremmo chiamare il suo “produttore”, con la quale ebbe due figli e si trasferì a Milano; nel 1839 fu eseguita per la prima volta alla Scala una sua opera – costatagli 4 anni di lavoro – che vantò quattordici repliche (Oberto, Conte di San Bonifacio). Il modesto successo permise ai produttori di affidare all’artista emergente il compito di musicare un’altra opera, destinata a debuttare nello stesso celebre teatro di Milano, Un Giorno di Regno (Il finto Stanislao): l’esito di tale rappresentazione fu a dir poco disastroso, e il motivo è rintracciabile all’interno della sfera strettamente personale dell’artista, che tra il ’38 e il ’40 perse sia i figli sia la moglie.

 

 

Giuseppe Verdi fu convinto a non abbandonare le scene e accettò di musicare il Nabucco (su libretto di Temistocle Solera), andata in scena nel 1842 e replicata ben sessantaquattro volte solo nel primo anno. L’opera parla della condizione di schiavitù degli ebrei sotto il dominio del re babilonese Nabucodonosor (Nabucco). Nonostante l’immaturità artistica, la rappresentazione piacque molto perché rispecchiava i gusti degli italiani dell’epoca; inoltre il celebre “Va’ pensiero” divenne in qualche modo l’inno contro l’occupazione dell’Austria. Le altre opere di Verdi che ebbero un analogo successo furono il Rigoletto (1851), Il Trovatore (1853) e La Traviata (1853): insieme queste formano al cosiddetta Trilogia Popolare. Per quanto riguarda gli ultimi anni di produzione operistica, citiamo il “remake” del celebre Otello; inoltre è interessante notare che solo nel 1893 Verdi decise di cimentarsi nuovamente nel teatro comico – dopo l’orribile esperienza del ’40 – stavolta con successo: Falstaff.

Troviamo lo stampo verdiano anche al di fuori dell’ambito operistico: l’artista parmense ricevette una formazione di maestro di cappella e scrisse molta musica sacra (tra cui un Pater Noster, i Quattro Pezzi Sacri, e tanti altri) e strumentale (tra cui l’Inno delle Nazioni e vari Requiem).

 

2. Pensiero politico

Sempre considerato come una persona pacata, Verdi si vantava sia di una formazione contadina (orgogliosamente ostentata) che di una certa cultura. Un uomo orgoglioso delle proprie origini eppure fine osservatore della realtà. Tale immagine del compositore italiano si univa all’audace vita politica, a cui Verdi partecipava attivamente ricoprendo talvolta ruoli importanti; fu senz’altro un patriota convinto per la maggior parte della sua vita, anche se nei suoi ultimi anni esternò la sua profonda delusione nei riguardi dell’Italia Unita, progetto gestito da persone che evidentemente non erano all’altezza delle sue aspettative. Fu sostenitore di innumerevoli moti risorgimentali (talvolta indirettamente se si considera il famosissimo "Viva VERDI" – acronimo di Viva Vittorio Emanuele Re d’Italia), membro del primo parlamento del Regno d’Italia, senatore a vita dal 1874 e anche consigliere provinciale di Piacenza. Oggigiorno Giuseppe Verdi rappresenta ancora uno dei massimi rappresentanti di quel sentimento nazionale che guidò l’Italia contro l’oppressione straniera e, in particolare, austriaca.

 

3. Morte

Giuseppe Verdi morì a Milano al Grand Hotel et De Milan dove era solito trascorrere l’inverno il 27 gennaio 1901, a 87 anni compiuti, dopo sei giorni di agonia. Egli espresse il desiderio di un funerale umile (come la sua vita), senza né musica né cerimonie particolari; le sue volontà furono rispettate ma più di centomila persone presero parte al corteo funebre. Nei giorni della sua malattia via Manzoni e le strade circostanti furono cosparse di paglia per non permettere agli zoccoli dei cavalli o alle ruote dei carri di fare un rumore che potesse disturbare il riposo dell’ormai grandissimo e celeberrimo compositore italiano. Oggi è annoverato nell’Olimpo dei più grandi compositori di ogni epoca.

 

Davide Serra 

 


Per maggiori informazioni puoi visitare il sito ufficiale -  consultare l’elenco completo delle sue opere - oppure entrare nel sito web del Museo Nazionale 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 





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