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Esteri

Il no della svizzera ai minareti

A Ginevra il 29 Novembre 2009 si è svolto un referendum per capire cosa pensasse la popolazione svizzera riguardo la costruzione di nuove moschee nel loro territorio. Il risultato di questo referendum ha portato a galla un grave problema che riguarda il 57,5% degli svizzeri i quali hanno votato contro la costruzione di queste moschee dando un vero e proprio schiaffo alla cultura musulmana. A causa di ciò la controparte Svizzera sta prendendo in considerazione l’ipotesi di fare ricorso alla Corte europea dei diritti umani di Strasburgo; tale controparte, infatti, ha affermato che tale esito del referendum sia stato la conseguenza di una propaganda ben fatta che ha influenzato la popolazione creando dei pregiudizi. L’Italia su questo argomento di divide in due grandi opinioni: la Lega Nord ritiene che quello della Svizzera sia un esempio di civiltà da imitare per combattere l’ideologia massonica e filoislamica proponendo addirittura l’aggiunta di una croce nella bandiera italina, mentre il nostro ministro degli esteri Franco Frattini ritiene che poichè l’Italia difende il diritto di esporre il crocefisso nelle scuole si dovrebbe guardare dal dare messaggi di diffidenza e di proibizione dei confronti di altre religioni. Il Vaticano risulta preoccupato dall’esito del referendum schierandosi dalla parte dei vescovi svizzeri, i quali affermano che non può essere impedita la libertà religiosa ad una minoranza e che tantomeno gli si possa negare un luogo di culto. Secondo il mio parere personale ogni uomo ha diritto di professare la propria religione in qualsiasi posto si trovi; ritengo assurdo che in un Paese multietnico come quello svizzero possano esistere tali pregiudizi e tali gesti di razzismo, per questo spero che la controparte svizzera abbia ragione e che questo atteggiamento sia il semplice frutto di una buona propaganda che ha spinto gli svizzeri a votare senza ragionare adeguatamente su ciò che quel voto avrebbe provocato.              

Ilenia Meloni

 





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