Questo sito è accessibile da tutti i browser e gli user agent, ma il design e alcune funzionalità minori dell'interfaccia saranno visibili solo con i browser che rispettano gli standard definiti dal W3C.

BROTZU ONLINE
BROTZU MEDIA
LA REDAZIONE
LA SCUOLA

Esteri

Tre nobel-donne

8 marzo: festa della donna. Ma quale festa, verrebbe da chiedersi, se nel mondo le donne continuano a essere vittime di ogni genere di abusi, succubi di mariti, padri, fratelli, soppresse alla nascita perchè considerate una disgrazia (India e Cina), escluse dall’istruzione e dall’accesso ai diritti umani fondamentali? Allora approfittiamo dell’occasione per ricordare tre grandi donne, provenienti da paesi afflitti da guerre e dittature, che l’anno scorso hanno ricevuto il prestigioso riconoscimento.

Tre Nobel-donne

Anche quest’anno l’8 marzo ci sarà la “Festa della donna” e io vorrei parlarvi di tre donne che meritano di essere ricordate per il loro impegno nella lotta per la parità dei diritti. L’anno scorso, infatti, il premio Nobel per la pace è stato assegnato proprio a tre donne, Ellen Johnsonn Sirleaf, Leymah Gbowee e Tawakkul Barman, con la seguente motivazione: "Per la loro battaglia non violenta a favore della sicurezza delle donne e del loro diritto alla piena partecipazione nell’opera di costruzione della pace". Tre personalità che si sono distinte, quindi, non solo per la loro attività politica, ma anche perché, pur vivendo in continenti come l’Africa e l’Asia, di cui spesso si sente parlare a proposito di violenze e discriminazioni nei confronti del genere femminile, hanno avuto il coraggio di ribellarsi a governi deboli e corrotti e di adoperarsi per porre fine al conflitto fratricida che funestava il loro popolo.

 

 

La prima, Ellen Johnsonn Sirleaf, (Monrovia, 29 ottobre 1938) è stata eletta presidentessa della Liberia nel 2005, all’età di 72 anni. È considerata il “simbolo della nuova Africa”. Più volte è stata arrestata a causa delle sue continue proteste contro il governo, ma appena eletta si è rivolta alle camere riunite del Congresso degli Stati Uniti, chiedendo il supporto americano per aiutare il suo paese a "divenire un faro splendente, un esempio per l’Africa e per il mondo di cosa può ottenere l’amore per la libertà”. Nel 2011 è stata confermata alla guida del suo paese.

 

 

 

Anche la sua connazionale Leymah Gbowee, (Monrovia, 1º febbraio 1972), che ha ricevuto il Nobel all’età di 39 anni, ha contribuito a mettere fine alle guerre civili nel suo paese, incitando, come Lisistrata nella famosa commedia di Aristofane, le donne, sia cristiane che musulmane, a ribellarsi proclamando lo “sciopero del sesso” e affermando che “Senza donne non c’è pace. Senza pace non ci sono donne”.

 

 

E infine, all’età di 32 anni, la più giovane delle tre, Tawakkol Karman, è diventata la leader della protesta contro il regime yemenita. Nel gennaio del 2011 è stata arrestata dalle autorità del suo paese, perché si era opposta, assieme alla sua associazione “Giornaliste senza catene”, alla repressione violenta delle proteste, e rilasciata, poi, grazie alle manifestazioni popolari in suo favore.

 

 

 

Le tre donne di cui vi ho parlato sono solo un piccolo esempio di donne che hanno lottato e rischiato la vita per difendere i propri diritti e quelli dei loro connazionali. Mi sembra, quindi, giusto che le prime a meritare una festa dedicata alle donne siano persone come Ellen Johnsonn Sirleaf, Leymah Gbowee e Tawakkol Barman, che devono essere ricordate in queste occasioni non solo per ciò che hanno fatto ma perché siano d’esempio per tutte le donne sfruttate, maltrattate e violentate. Festeggiamo anche quest’anno l’8 marzo come crediamo, ma soprattutto con il pensiero che ancora tante donne nel mondo non hanno la possibilità di esprimersi con la nostra stessa libertà.

 

Sara Pisciottu 2E





 Scrivi alla Redazione  Versione stampabile  Invia questo articolo
Credits