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La grande impresa di Ken Saro-Wiwa

Ken Saro-Wiwa, un nome strano, un po’ giapponese, un po’ africano: il nome di un uomo che non deve essere dimenticato, che, pur di tentare di salvare il suo popolo dallo sfruttamento, ha consacrato la sua vita alla scrittura e ha sacrificato se stesso. La preoccupazione più grande di Ken era che questi fatti venissero dimenticati e che il mondo non sapesse quello che era avvenuto: ora il mondo sa cosa è successo, noi lo sappiamo, pertanto Ken non è morto invano.

 

LA GRANDE IMPRESA DI KEN SARO-WIWA

 

Ken Saro-Wiwa nacque il 10 ottobre del 1941 a Bori, nella regione del Delta del Niger. Fin da piccolo viene considerato un bambino prodigio. Alla giovane età di 13 anni Ken vince una borsa di studio al Government College di Umuhaia. Dopo la laurea, conseguita all’università di Ibadan, Ken insegna prima ad Umuhaia e poi all’università del Lagos. I suoi primi lavori appaiono sulla rivista studentesca universitaria, di cui era curatore. Intorno alla metà degli anni ‘80 si afferma come uno dei più grandi scrittori nigeriani con le opere: Song in a Time of War (1985), Sozaboy (1985) e A forest of flowers (1986).
Oltre al lavoro artistico, Ken si dedica alla vita pubblica ricoprendo importanti ruoli istituzionali, per poi porsi in contrasto con le autorità stesse e con il governo federale della Nigeria, il quale riteneva che i diritti dei popoli e la salvaguardia dell’ambiente fossero meno importanti in confronto agli interessi economici.

 

Negli anni ’50, infatti, la scoperta di grandi giacimenti petroliferi richiama immediatamente l’attenzione di grandi multinazionali, in particolare Mobil, Chevron, e Shell, che si stanziano nel territorio del Delta del Niger per sfruttarne le preziose risorse. Ken Saro Wiwa, appartenente all’etnia degli Ogoni, da sempre stanziati nel Rivers State, si fa portavoce ufficiale delle rivendicazioni di questo popolo. I giacimenti di petrolio, infatti, diventano una vera e propria tragedia per gli Ogoni. Dediti all’agricoltura e alla pesca fin dai tempi più remoti, si vedono improvvisamente costretti all’emigrazione e alla miseria e addirittura alla morte, a causa dell’inquinamento prodotto dalle multinazionali del petrolio con la complicità della classe dirigente politica e militare del paese. Le continue trivellazioni, le enormi quantità di gas bruciato, le piogge acide, non fanno altro che devastare il loro territorio, compromettendone in modo definitivo la situazione ambientale dell’area. E gli Ogoni, vittime di questo scempio, non traggono neppure il minimo vantaggio economico dallo sfruttamento delle loro terre.
A questo proposito Ken farà di tutto per far cambiare idea al governo, il quale però lo marchia come personaggio scomodo e da tenere sotto controllo. Nel 1990 Ken fonda il MOSOP (Movement for the Survival of Ogoni People), grazie al quale ottiene la tanto agognata attenzione, assieme a una grande manifestazione con 300 mila testimoni dello sfruttamento da parte delle multinazionali del petrolio, in particolar modo la compagnia britannica Shell
Nel ‘93 la Shell, dopo aver scavato ben 96 pozzi, costruito raffinerie e un complesso petrolchimico, decide di abbandonare i territori degli Ogoni. Dato, però, che l’economia nigeriana si basava per l’80% sui guadagni portati dalle estrazioni di petrolio, da quel momento persi, il governo prese di mira gli Ogoni e il MOSOP.
Così nel ’94 molti Ogoni vennero uccisi e Ken venne arrestato. Prima di morire lasciò dette queste parole: “’Provo sgomento per la vergognosa povertà del mio popolo che vive in una terra generosa di risorse, provo rabbia per la devastazione di questa terra. Io e i miei compagni non siamo i soli sotto processo. Anche la Shell è uno degli imputati. L’azienda è riuscita a sottrarsi a questo processo, ma verrà anche per lei il giorno del giudizio’’.

 

Nonostante le pressioni di vari governi, Ken venne ritenuto colpevole di omicidio e pertanto venne fatto impiccare assieme ad altre otto persone a Port Hacourt il 10 novembre del ’95. Ciò causò un grave incidente diplomatico, che causò la sospensione della Nigeria dal Commonwealth.
La lotta di questo grande uomo non è stata vana in quanto nel mondo molta gente sa perché è morto, sa per cosa ha dato la vita, sa che ha lottato per i diritti di un popolo sfruttato dalle multinazionali solo per il guadagno. Una vera lotta impari conclusasi, a suo tempo, con la vittoria dei capitalisti interessati solo al denaro. Ma il sacrificio di Ken non è stato inutile e la sua profezia si è avverata: una coraggiosa avvocatessa americana è riuscita a portare la Shell sul banco degli imputati. A distanza di molti anni la compagnia petrolifera ha accettato di patteggiare con un risarcimento milionario: anche se è niente in confronto al danno perpetrato, è la prima volta che una multinazionale è obbligata a rispondere dei crimini commessi in nome del profitto.

 

Tra le opere più famose di Ken Saro-Wiwa, oltre al romanzo Sozaboy, che ha fatto conoscere al mondo la tragedia del Biafra, possiamo citare la poesia “ La vera prigione”, che parla della sua esperienza in carcere, ma soprattutto della corruzione, della violenza e di cosa sia la vera menzogna.

La vera prigione    (Ken Saro-Wiwa)

Non è il tetto che perde
Non sono nemmeno le zanzare che ronzano
Nella umida, misera cella.
Non è il rumore metallico della chiave
Mentre il secondino ti chiude dentro.
Non sono le meschine razioni
Insufficienti per uomo o bestia
Neanche il nulla del giorno
Che sprofonda nel vuoto della notte
Non è
Non è
Non è.
Sono le bugie che ti hanno martellato
Le orecchie per un’intera generazione
E’ il poliziotto che corre all’impazzata in un raptus omicida
Mentre esegue a sangue freddo ordini sanguinari
In cambio di un misero pasto al giorno.
Il magistrato che scrive sul suo libro
La punizione, lei lo sa, è ingiusta
La decrepitezza morale
L’inettitudine mentale
Che concede alla dittatura una falsa legittimazione
La vigliaccheria travestita da obbedienza
In agguato nelle nostre anime denigrate
È la paura di calzoni inumiditi
Non osiamo eliminare la nostra urina
E’ questo
E’ questo
E’ questo
Amico mio, è questo che trasforma il nostro mondo libero
In una cupa prigione.

Il gruppo punk “Il teatro degli orrori”, ispirandosi anche al testo della poesia, ha dedicato una canzone a Ken Saro-Wiwa, intitolata “A sangue freddo”, che potete ascoltare qui: http://www.youtube.com/watch?v=sIn3Z54fi5Q

Roberto Saviano, durante la trasmissione Che tempo che fa?, ha raccontato la storia di questo grande uomo. Per vedere la trasmissione vai al link seguente:
http://www.youtube.com/watch?v=IZSLAmygCWU   http://www.youtube.com/watch?v=i0Z1DuDqrOU

Le notizie biografiche sono tratte da:
http://www.ilcassetto.it/notizia.php?tid=377

 

Davide Fara 2E








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