Questo sito è accessibile da tutti i browser e gli user agent, ma il design e alcune funzionalità minori dell'interfaccia saranno visibili solo con i browser che rispettano gli standard definiti dal W3C.

BROTZU ONLINE
BROTZU MEDIA
LA REDAZIONE
LA SCUOLA

Cultura  / Teatro

Moderne metamorfosi

 

 

Di solito, quando vado a teatro,  ho sempre paura di annoiarmi... Ma questa volta, conclusa la rappresentazione, ho pensato: il contrario dello spettacolo “Metamorphosis” è noia!

Mi spiego meglio: lo spettacolo rappresentato venerdì 27 marzo al Teatro delle Saline di Cagliari era davvero interessante e coinvolgente sotto diversi punti di vista (scenografia, attori, colonna sonora, luci e coreografia). Mi ha colpito la scenografia allestita sul palco e la coreografia rappresentata dai ventotto attori che, attraverso degli sgabelli (che venivano spostati  a seconda della scena) riproducevano come dei quadri viventi. Belli i costumi e il gioco delle luci. Un’altra delle tante cose che mi hanno impressionato era la "canzone dei morti” cantata dagli attori tra una scena e l’altra, che aggiungeva quel pizzico di drammaticità all’insieme.

L’ambientazione contemporanea dei quattro miti più famosi di Ovidio (Fetonte, Narciso, Medusa e Orfeo ed Euridice), combinata con la tecnica del racconto “a cornice” (a questo scopo fungevano, come ho già anticipato,  la canzone “dei morti” e  gli interventi della voce narrante, che dopo ogni scena/episodio recitava i versi ovidiani come per collegare le varie scene e ricondurle alla fonte originale) mi ha spiazzato. L’unica pecca, secondo il mio punto di vista, era l’audio (alcuni passi recitati dagli attori potevano essere scanditi meglio: in particolare quando la narratrice Stefania Perda-Ovidio declamava i versi dei quattro miti originali). 

I quattro miti Ovidiani rappresentati erano:

 

Fetonte:

L’episodio a mio parere più azzeccato. Era quasi perfetto e rispecchiava l’originale di Ovidio, tranne per il fatto che era Enrico (Giovanni Trudu, l’attore che mi è piaciuto di più), ovvero Fetonte, a chiedere in prestito al “Dio Sole”, in questo caso  al padre in carriera, severo e distante, la fiammante e velocissima  fuoriserie da sfoggiare la sera con gli amici. Ma, anche in questo caso, l’inesperienza e la spericolatezza della giovane età porteranno a un drammatico epilogo... 

 

 

Narciso:

Questo episodio era forse  il meno fedele alla tradizione ovidiana, ma ne ho apprezzato ugualmente la rilettura; infatti gli attori non hanno interpretato Narciso secondo il testo ovidiano, ma hanno voluto più che altro esprimere il suo “essere”, cioè lo spropositato egoismo.

 

 

Medusa:

Questo episodio mi è sembrato più “ovidiano”. Secondo la  reinterpretazione moderna,  Medusa non è una donna mostro con serpenti al posto dei riccioli,  ma una giovane che, come l’antica Gorgone,  ha  subito degli abusi da un uomo (come, nel caso di Medusa, da Poseidone, re del mare). Medusa non riusce a superare il trauma: il ricordo della violenza la perseguita in continuazione e alla fine, davanti al rifiuto del giovane di cui si era innamorata,  la travolge, portandola al suicidio..

 

 

Orfeo ed Euridice.

Questo episodio aveva solo il nome di quello originale. Infatti era il più reinterpretato:  il ruolo di Orfeo viene assunto da una  ragazza, che prova a recuperare il suo amato dall’oltretomba (nel mito originale era Orfeo che si inoltrava nel regno degli Inferi e che, con la forza del suo canto affascinava Ade e riconduceva con sè l’amata Euridice). Ma nel complesso è stato un bel lavoro da parte degli attori e degli autori.

 

Conclusione

Lo spettacolo è stato davvero interessante e coinvolgente, tanto che mi ha spinto a leggere i miti delle Metamorfosi originali per averne una conoscenza più esaustiva. E l’interesse non c’è stato solo da parte mia e di pochi altri: tutta la sala ha espresso il suo apprezzamento, tanto che alla fine della rappresentazione abbiamo rivolto numerose domande agli attori (a cui vanno dei complimenti speciali, considerando che molti erano dilettanti), tutti giovani allievi ed ex allievi della scuola d’arte drammatica di Cagliari, diretta da Elisabetta Podda.

 

Giovanni Cidu 2E

 

 

 

 

 





 Scrivi alla Redazione  Versione stampabile  Invia questo articolo
Credits