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Un abbandono

UN ABBANDONO

Anno: 1610

Protagonista: Juan Antoni, pag. 274*

Dida: Cannas Sebastiana, Quartu S.E

 

Carlotta Bussolo, Daniele Caoci

Alessio Porcu, Elia Serra

 

*il numero della pagina fa riferimento all’appendice contenuta in Mischineddus.

 

Quel lontano giorno del 1610, era uno come tanti per la povera contadina Sebastiana Cannas, che monotonamente si recava ogni mattina alla fattoria per accudire il bestiame e raccogliere i doni che il suo piccolo campo le donava. Ma un qualcosa di particolare la portò a perdere la tranquillità e la serietà che aveva sempre avuto. Mentre andava, barcollante nel suo orticello, sentì un lontano gemito. Preoccupata, iniziò a guardarsi intorno per cercare di capire da dove potesse provenire.

Nella sua mente affiorarono vecchi ricordi del passato. Associò questo pianto a quello del suo piccolo Lorenzo, che le fu portato via alla nascita. Si asciugò le lacrime e iniziò a correre, cercando disperatamente quel povero bimbo. Ad un certo punto, esausta, si fermò e decise di arrendersi, poiché non riusciva più ad udire quel forte pianto. Si sedette per alcuni secondi su un grande masso, ma si accorse subito dopo che dietro vi era un piccolo sacco che si muoveva. Spaventata, si alzò nervosamente ed andò ad aprirlo. Tornarono le lacrime sul suo volto, e stavolta erano incessanti come una pioggia. Aveva di fronte a sé colui che le avrebbe cambiato la vita per sempre. Un neonato, gracile e delicato dalla pelle bianca come il latte e i capelli scuri come il carbone. L’istinto materno portò la donna a prendere il fagotto con sé e portarselo a casa. In quel momento Sebastiana era davvero felice, perché il Signore le aveva dato il dono più bello che potesse desiderare.

Da quel momento si promise che si sarebbe presa cura del piccolo e che avrebbe colmato la sua vita d’amore e gioia. Viveva sola, e per questo la sua piccola casetta in cima alla collina era sempre silenziosa, vuota e fredda. «Juan Antoni» disse, entusiasta, «questo sarà il tuo nome». Passarono i giorni, i mesi e gli anni, e il piccolo Juan cresceva velocemente. Era un bimbo molto intelligente e responsabile, nonostante la sua età. Divenuto grande, decise di cercare lavoro, per ripagare l’ormai vecchia Sebastiana di tutti i sacrifici che aveva sempre fatto per lui. Poiché Pirri in quel periodo giaceva nella povertà, egli si dovette spostare dal paese, per trovare un lavoro dignitoso che gli permettesse di guadagnare anche un minimo, pur di poter comprare le medicine per la madre, che non godeva di ottima salute. Era sicuro di se stesso e delle sue potenzialità ed era fermamente convinto che avrebbe trovato subito un lavoro. Ma non fu così. Nonostante la consapevolezza di aver preso una strada sbagliata, rimpianse per tutta la vita di aver fatto morire sua madre sola. Nel suo cammino verso la grande città di Cagliari, conobbe delle persone che gli fecero cambiare totalmente la visione che aveva sempre avuto della vita. «Non è necessario che tu ti sacrifichi così» gli dicevano «nessuno poi ti sarà riconoscente tutti gli sforzi. Devi solo pensare a te stesso, e non agli altri». Iniziò allora a seguire quei consigli: faceva tutto quello che voleva senza tener conto di quello che gli diceva chi voleva aiutarlo a rimettersi in sesto. Un giorno, mentre si trovava con i suoi amici in una baracca ad ubriacarsi, scorse dalla finestra una cerchia di persone che ridevano ed urlavano. Uscì, e vide che all’ interno di quella cerchia si trovava una giovane donna con i vestiti tutti stracciati, che piangeva. Per la rabbia, si mise ad urlare, e tutti coloro che stavano lì si allontanarono. Egli si chinò e aiutò la giovane ad alzarsi. In quel momento i loro sguardi, per alcuni istanti si incrociarono. Juan non le distoglieva gli occhi di dosso, mentre lei, timida, gli fece un breve e lieve sorriso. Quella notte la accompagnò a casa sua e lei, piena di gratitudine, non smetteva di ringraziarlo, e per sdebitarsi gli diede una collanina, che gli mise nel collo e che egli da quel giorno, non si tolse più.

Col passare dei giorni, si accorse che il desiderio di vederla era sempre più grande e così decise di andare a cercarla. Passò per il mercato, e vide la sua amata sistemare una bancarella. Il suo cuore batteva all’ impazzata, le sue labbra tremavano tanto che riuscì a malapena a pronunciare il suo nome. Lei si girò, lo guardò negli occhi e corse ad abbracciarlo. Aurora era ormai divenuta la sua ragione di vita. Era la donna più bella che avesse mai visto: un sorriso raggiante in grado di scaldare qualsiasi cuore, degli occhi vispi e accesi di un verde smeraldo e dei capelli morbidi come la seta. Se ne innamorò perdutamente e per lei fu disposto a fare di tutto. Trovò un buon lavoro che gli permise di comprare una casa, e appena ne ebbe l’occasione, decise di sposarla. Una delle gioie più grandi per Juan fu la nascita della loro bambina. Decise di chiamarla Sebastiana, in onore della sua povera madre. Col passare degli anni, arrivò la vecchiaia anche per i due sposi che, nonostante tutto il tempo trascorso assieme, si amavano sempre di più e il loro amore cresceva a dismisura. Oltre alla vecchiaia, in quel periodo vi era una terribile influenza, che colpiva maggiormente gli anziani, inermi e ormai privi di difese immunitarie. La prima ad andarsene fu Aurora, che lasciò un vuoto incolmabile nel cuore del suo amato. Egli si sentì solo, triste ed abbandonato. E per un momento i suoi vaghi ricordi lo portarono a pensare alla povera e laboriosa Sebastiana Cannas, che aveva lasciato morire in solitudine. I suoi occhi, piccoli e aggrinziti, si riempirono di lacrime, e il suo volto, vecchio e rugoso, in quell’istante parve spegnersi. Sentì l’estremo bisogno di dover parlare con la figlia di questo suo peso nella coscienza, ma ben presto si accorse che ella, a causa di questa febbre pestilenziale, era fuggita da Cagliari, e quindi il destinò lo portò a morire proprio come sua madre. Ma non si arrabbiò, perché pensò di aver meritato questo per ciò che lui aveva fatto all’ anziana madre. In quello stesso giorno, cupo e piovoso, le sue lacrime cessarono di calare, fece un lieve sorriso, essendo grato a Dio per tutto quello che gli aveva donato. Credeva nel Paradiso, e ciò che lo confortava era il fatto che avrebbe potuto rincontrare la sua amata moglie, in un mondo migliore. Chiuse gli occhi e decise di dormire. E rimase lì, addormentato per sempre, nel suo grande letto, in quella gelida e triste stanza.

 

 

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