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Cultura  / Riflessioni e pensieri

Il dito che indicò la luna

dityo medio galileo galilei’’Galileo chi si oppose al tuo genio, fu più vil del coyote nel canyon, se la chiesa ti ha messo all’indice, beh che male c’è tu la metti al medio’’. Così canta il cantautore pugliese Michele Salvemini, in arte Caparezza.
Il dito medio di Galileo, fa la sua ri-comparsa nella primavera del 2010, dopo aver viaggiato per tantissimi anni nelle mani di vari collezionisti e non solo, e da allora è custodito al museo della scienza di Firenze.
Puo’, anche solo una piccola parte del corpo contenere l’estro del maestro? Può essere posseduta da terze persone nella speranza di ottenere un solo briciolo di genialità? La risposta è indubbiamente negativa, e si ringrazia l’ultimo proprietario per aver posto fine al macabro viaggio della reliquia.

Il 12 marzo 1737, nella cappella del Noviziato in Santa Croce di Firenze, la salma di Galileo venne riesumata, alla presenza di uomini illustri, per essere collocata nel monumento nella stessa chiesa, ma cosa spinse il naturalista Giovanni Targioni Tozzetti ad appropriarsi di una frazione del corpo?
Probabilmente la soddisfazione di possedere una minima parte di quello che fu il vero scienziato che diede vita, fra le varie invenzioni, al cannocchiale realizzato nell’estate del 1609.
Il cannocchiale di Galileo ebbe origine da quello costruito in Olanda nel 1608, dall’occhialaio Hans Lippershey adattandolo all’osservazione dei corpi celesti. Dopo averlo ultimato Galilei presentò il suo cannocchiale alle varie corti , e Il principe Federico Cesi, rinominò lo strumento ’’telescopio’’ dal greco tele (lontano) e scopeo (vedo). Quando lo presentò al governo della Serenissima, il Doge raddoppiò il suo stipendio per incentivare Galileo a proseguire gli studi nella sua città.
Il cannocchiale, o telescopio, galileiano era molto semplice: composto da un tubo principale e due sezioni minori dove erano posti l’obiettivo e l’oculare. Il tubo principale, composto da due tubi tenuti insieme da un filo di rame, è ricoperto di carta.
L’obiettivo misura 51 mm di diametro ed era costituito da una singola lente convergente, mentre l’oculare era formato da una lente singola divergente.
La lente oculare andava collocata verso l’obbiettivo, e il fascio luminoso emergente dall’oculare doveva risultare parallelo, di modo da essere successivamente focalizzato dall’occhio.
Lo strumento offriva alcuni vantaggi, la compattezza e l’assenza di prismi raddrizzatori, ma allo stesso tempo il cannocchiale di Galileo presenta alcuni svantaggi, infatti gli ingrandimenti sono limitati,e se non si vuole avere un campo di vista molto piccolo è necessario stare molto vicini all’oculare.
Galileo concepì ingegnosi accessori per i diversi impieghi del cannocchiale: il micrometro, per misurare le distanze tra Giove e i suoi satelliti, e l’elioscopio, per osservare le macchie solari senza subire danni alla vista
Nonostante questo strumento sia stato ormai di gran lunga superato da attrezzature moderne e molto più sviluppate, sul modello galileiano vengono ancora utilizzati dei piccoli binocoli da teatro, molto spesso adornati.
Non ci resta che sperare che sia ben chiaro nelle menti, che un dito illustre non donerà mai nessun vantaggio, e nessuna grande qualità a chi lo possiede, ma un proverbio cinese dice ’’Quando il dito indica la luna, lo sciocco guarda il dito’’ !

 

Roberta Ibba IV F


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Galassiere
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