Questo sito è accessibile da tutti i browser e gli user agent, ma il design e alcune funzionalità minori dell'interfaccia saranno visibili solo con i browser che rispettano gli standard definiti dal W3C.

BROTZU ONLINE
BROTZU MEDIA
LA REDAZIONE
LA SCUOLA

Cultura  / Letteratura

Tre promesse per la salvezza

Tre promesse per la salvezza

L’ odissea di Enaiatollah Akbari

 

“Nel mare ci sono i coccodrilli” (1)  è la vera storia di Enaiatollah Akbari, un ragazzo afgano che, armato solo di forza di volontà ed amore materno, tra mille peripezie e difficoltà, raggiunge la salvezza in Italia, sfuggendo ad un sicuro destino orribile in Afghanistan.

 

La sua commovente storia parte da Quetta, una città del Pakistan dove, per l’ atto d’ amore infinito della madre, si ritrova abbandonato, solo ed indifeso, all’ età misera di 10 anni. Tre promesse, solo tre promesse, sono il saluto che la madre gli lascia, e che lui non dimenticherà mai: “Non fare uso di droghe, non utilizzare la violenza, non rubare.” Un forte abbraccio, e la presenza della madre svanisce per sempre.

Così inizia l’ odissea di Enaiat, che, per scampare ad un futuro di odio, razzismo, violenza e guerra, è costretto a scappare, clandestino e senza l’ aiuto di nessuno, passando per Pakistan, Iran, Turchia e Grecia, fino all’ Italia. Un enorme viaggio, attraverso le strade polverose dell’Oriente, le vette altissime al confine tra Iran e Turchia, e il mar Egeo, affrontato nel corso di qualche anno da un bambino di soli dieci anni, capace di tutto pur di arrivare a destinazione, verso un posto migliore.

 

È difficile, dopo aver letto attentamente il racconto, pensare che tutto questo sia stato vissuto da un bambino di soli dieci anni, dati i temi e le peripezie affrontate: assistiamo all’ abbandono dei genitori, alla fuga da un triste destino, all’ adattamento a delle condizioni disumane di vita, allo sfruttamento del lavoro minorile, e alla perdita di compagni di viaggio, molti dei quali non ce l’ hanno fatta a superare quell’infernale esodo.

Viene davvero difficile pensare che una simile traversata, in condizioni così pesanti, sia stata affrontata con successo da un bambino. E invece, purtroppo o forse per fortuna, è andata davvero così.

Molto toccante un passaggio del libro in cui il giovane, ormai arrivato in Italia, richiede il permesso di soggiorno, e per essere ascoltato e creduto dalla commissione, consegna all’ interprete un articolo di giornale intitolato: “Afghanistan, bimbo-talebano sgozza una spia”, e lo commenta con “Se fossi rimasto lì, quel bambino sarei potuto essere io”. E’ una notizia del 22 aprile 2007 quando venne diffuso un video-choc nel quale si vede un talebano, sospettato di essere una spia, sgozzato da un compagno: il carnefice era un ragazzino. Sempre molto toccante, quasi commovente, anche la telefonata che Enaiat fa dall’ Italia alla madre, all’età di 18 anni:

“Ho detto: Mamma. Dall’ altra parte nessuna risposta. Ho ripetuto: Mamma. E dalla cornetta è uscito un solo respiro, ma lieve, e umido,e salato. Allora ho capito che stava piangendo anche lei. Ci parlavamo per la prima volta dopo otto anni, otto, e quel sale e quei sospiri erano tutto quello che un figlio e una madre possono dirsi, dopo tanto tempo. Siamo rimasti così, in silenzio, fino a quando la comunicazione non si è interrotta.

In quel momento ho saputo che era ancora viva e forse lì per la prima volta lo ero anch’io. Non so bene come, ma lo ero anch’ io."

È così che si conclude “Nel mare ci sono i coccodrilli”, titolo-metafora del viaggio di Enaiat, la storia vera di Enaiatollah Akbari, che ci fa riflettere su molti temi d’attualità e anche intimi, come l’ amore di una madre verso il figlio. Ci mostra soprattutto la determinazione di Enaiat ad affrontare mille pericoli per arrivare sino a qui, nel nostro paese, il luogo dove noi invece non abbiamo fatto nulla per arrivare o per meritare, e questo ci fa pensare che ci dobbiamo ritenere davvero molto fortunati. La testimonianza di Enaiat ci costringe a fermarci un attimo a riflettere se meritiamo davvero ciò che abbiamo, e a domandarci: “Che cosa abbiamo noi in più di Enaiat?” Nulla. Però noi abbiamo il diritto di avere una famiglia, una madre e di essere felici. E lui no. Spero che un giorno le cose cambieranno e che la frase “Tutti gli esseri umani nascono liberi ed uguali in dignità e diritti” non sia solo un modo di dire.

 

Enaiatollah Akbari ospite in una trasmissione televisiva, parla della sua storia raccontata nel libro, scritto da Fabio Geda; 

>>> ascolta l’intervista (1^ parte) <<<

>>> ascolta l’intervista (2^ parte)  <<<

 

Enrico Atzori 

 

(1)  F. Geda, Nel mare ci sono i coccodrilli, Storia vera di Enaiatollah Akbari,

      B.C. Dalai editore pp.155, euro 16





 Scrivi alla Redazione  Versione stampabile  Invia questo articolo
Credits