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Cultura  / Letteratura

Ermengarda e Lucia: due differenti concezioni dell’amore.

Manzoni è uno dei più importanti scrittori della nostra storia letteraria. Egli con i suoi studi e le sue continue ricerche è riuscito a rendere sulla carta le principali caratteristiche e aspetti dell’animo umano, costruendo non semplici tipi letterari, caratterizzati dalla staticità e dalla fissità dei loro comportamenti, ma personaggi reali che riescono a trasmettere, tramite i loro gesti e le loro parole, dei sentimenti veri e concreti. Le figure più riuscite del panorama letterario di Manzoni sono quelle femminili, spesso portatrici di sentimenti ed ideali nobili. Tra queste le più importanti e significative sono quelle di Ermengarda e Lucia, eroine rispettivamente dell’ “Adelchi” e de “ I Promessi Sposi”. L’ “Adelchi” è una delle più importanti tragedie manzoniane, incentrata sulla figura di Adelchi, eroe della tragedia, a cui si affiancano altri personaggi tragici e drammatici, come la sorella Ermengarda. “ I Promessi Sposi” è invece un romanzo basato sulle avventure e disavventure vissute da due giovani innamorati, Renzo e Lucia, ai tempi della dominazione spagnola nell’Italia settentrionale, nel 1600. Queste due figure femminili sono accomunate da un sentimento, quello dell’amore, che costituisce la struttura portante della storia. Le vicende che caratterizzano la storia di Ermengarda sono davvero tragiche. Ella è “un’ incolpevole, sacrificata alla ragion di Stato, [... ] ferita da [...] Carlo,il marito che l’ha ripudiata e che lei continua ad amare” (G. Tellini, Alessandro Manzoni, in “Storia generale della letteratura italiana VIII, l’Italia romantica”, Federico Motta editore, gruppo Editoriale L’Espresso, Roma 2004). Ermengarda era diventata la sposa di Carlo Magno per suggellare la pace e l’unione tra i loro popoli. Il matrimonio, pur essendo dettato dalla politica e dalla ragion di Stato, viene vissuto dalla protagonista della tragedia con amore vero e sincero per il suo sposo, a cui lei si dà con una devozione e fedeltà senza pari. Il dramma dell’eroina comincia quando è costretta ad abbandonare il suo amato, da cui viene ripudiata. Da questo momento incomincia quel dissidio interiore, che “ nell’impossibile desiderio di dimenticare i fantasmi del passato felice” (Tellini, “Storia generale della letteratura italiana”, Federico Matta editore, Roma 2004) la porterà al delirio e poi alla morte. Nella storia “Ermengarda diventa il personaggio vettore di un tema mai affrontato altrove con lo stesso vigore e lo stesso successo da Manzoni, quello dell’amore che coinvolge i sensi oltre il cuore, e della dolorosa necessità della sua rimozione” (F. Fido, “La tragedia nella prima metà del 1800”, in Manuale di letteratura italiana, a cura di F. Brioschi, Torino 1995). Lucia invece è l’eroina de “I Promessi Sposi”, la quale viene allontanata dal suo innamorato a causa delle prepotenze di un signorotto locale, Don Rodrigo. “Manzoni [...] abilita [Lucia] al [...] ruolo di personaggio chiamato ad essere, nel romanzo, il custode ed il ministro di un valore sacro” (E. Noè Girardi, “struttura e personaggi dei Promessi Sposi”, Jaca Book, Milano 1994), quello dell’amore e della purezza. Lucia impersona la figura della vergine, che segue i comandamenti della religione e della fede, che la aiuta a superare le paure e le difficoltà che la realtà le impone. Le storie delle due eroine presentano delle analogie ma anche delle differenze, che fanno delle due donne delle figure uniche ed irripetibili. Esse rappresentano entrambe un ideale fondamentale, l’amore, che impernia le loro storie, che le accomuna, ma allo stesso tempo le differenzia. Lucia rappresenta un amore sacro, puro, che rimane principalmente su un piano ideale e spirituale; invece in Ermengarda l’amore non è solo ideale, ma è anche fisico, coinvolge tutti i piani della figura femminile, sia quello fisico che quello psicologico. Quando il suo amore viene ripudiato, Ermengarda è lacerata nel fisico e nello spirito, il suo dissidio interiore traspare anche esteriormente. La donna non riesce a rinunciare al suo innamorato e, piuttosto che vederlo sposato con un’altra, preferisce chiudere gli occhi per sempre. In Lucia invece l’allontanamento dal suo Renzo non provoca una lacerazione esteriore così apparente; il dolore rimane sul piano spirituale. Lucia, pur di porre fine alle sue sofferenze, riesce a sacrificare il suo amore per Renzo, donandosi alla Vergine; invece Ermengarda non accetta la vita monastica, non riuscendo a donare il suo cuore ad altri all’infuori di Carlo. “Ermengarda [...] aveva impersonato, nella figura della sposa ripudiata, la dimensione tragica ed eroica del conflitto tra la purezza della fede e la violenza della storia [...], Lucia invece impersona la religiosità, tradotta nelle forme del vivere quotidiano, [...] che consente di attraversare positivamente il conflitto, e di raggiungere il fine lieto e “giusto””(M. Zacon, “La donna” a cura di Oscar Rosa, Einaudi, Torino 1986). Entrambe le eroine sono vittime del loro tempo.

emanuela piseddu VD





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