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Cultura  / Riflessioni e pensieri

La morte riconcilia tutti?

La tematica della morte, l’annullamento dei sensi, la fine del percorso che prende il nome di “vita”, è stata particolarmente presente nella poetica di Ugo Foscolo, e rappresenta uno dei tratti caratteristici della sua singolare personalità. Essa è vista dal poeta come l’unica soluzione possibile nei confronti di una realtà storica negativa, che non presenta nessun’altra via d’uscita. Questa visione nasce da una componente filosofica che prende il nome di “materialismo”, propria di chi ritiene che la realtà sia solo ed esclusivamente “materia”, privando d’importanza lo spirito e determinando, quindi, la negazione della sopravvivenza dell’anima dopo la morte. Essa segna l’annullamento totale dell’individuo. Foscolo, però, era insoddisfatto da queste posizioni. Tentò di superarle nel corso della sua esistenza, ma non riuscì mai a realizzare del tutto il suo intento. La morte è presente in numerose delle sue opere, come ad esempio nei sonetti quali “ Alla sera”, “ A Zacinto”, ma soprattutto nel poemetto “I Sepolcri”. Tale opera, dedicata dal poeta all’amico Ippolito Pindemonte, nacque da una discussione avvenuta con quest’ultimo circa l’importanza delle tombe, scaturita dall’emanazione dell’editto napoleonico di Saint-Cloud, con cui si imponevano le sepolture fuori dai confini delle città e si regolamentavano le iscrizioni sulle lapidi. Foscolo inizialmente aveva negato la loro importanza e il loro valore, ma nel corso dell’opera il suo pensiero si evolve, e giunge a riconoscere in esse un valore prima di tutto affettivo, poi civile e storico. Le tombe per Foscolo rappresentano un mezzo attraverso cui mantenere vivi gli affetti familiari, rappresentano una “casa” per gli esuli privi di patria, uno strumento con cui è possibile riconciliarsi con le proprie origini e la propria storia. Le tombe svolgono anche una funzione di esempio, di guida, in particolare quelle dei grandi uomini del passato, il cui ricordo dura nei secoli, “sono un messaggio che travalica il tempo”. Ha un particolare valore, per quanto riguarda tutti gli aspetti precedentemente detti, la situazione del poeta Giuseppe Parini, al quale fu negata una degna sepoltura. Foscolo apre così una polemica molto accesa, che sposta il discorso dal piano affettivo ad un piano molto più ampio. Parini, infatti, non fu un semplice individuo, ma fu un poeta che con le sue opere ha colpito gli aspetti negativi della società in cui viveva. Per Foscolo è necessario tenere conto della distinzione tra “virtù” e “delitti”, e quindi è un errore collocare gli uomini illustri al pari degli uomini corrotti e meschini, che durante la loro esistenza hanno provocato dolore e tristezza. La morte annienta questa distinzione tra virtù e delitti, tra bene e male, tra onestà e corruzione, in quanto essa è l’annullamento dei sensi e fine dell’esistenza, ma tale distinzione rimane accesa e forte in coloro che continuano a vivere, cioè nei familiari, negli amici. Per il poeta i sepolcri, inutili per i morti, sono utili ai vivi. Non vi è vita dopo la morte. Ma il defunto può continuare a vivere nel ricordo delle persone care, ma solo chi lascia un’eredità di affetti ha speranza di continuare a vivere. Questo discorso può essere esteso anche al nostro passato prossimo e può aiutarci a comprendere il nostro presente, come afferma R. Luperini in “La scrittura e l’interpretazione”, in cui estende il discorso ai fascisti, che sacrificarono la loro vita per l’affermazione del fascismo stesso, e ai partigiani, che si sacrificarono per distruggerlo. Essi sono ritenuti degni dello stesso rispetto e dello stesso onore dal punto di vista umano, ma sono considerati estremamente diversi per le scelte e per le azioni compiute in vita. Questo impone, infatti, ai vivi di assegnare ai caduti dei due schieramenti un significato diverso, in quanto la nostra Repubblica Italiana nacque in seguito alla lotta contro il fascismo e in quanto la nostra Costituzione nega la ricostruzione dell’ormai disciolto partito fascista. La concezione di Ugo Foscolo, quindi, mostra di essere moderna e corrisponde, da un certo punto di vista, alla verità. Infatti, dopo la morte vi è l’ignoto, il nulla, tutto ciò che è stato non sarà mai più per quanto riguarda i defunti, ma i vivi manterranno sempre il ricordo delle gesta buone o cattive che essi hanno compiuto durante la loro esistenza. Non sempre, quindi, la morte è in grado di riconciliare tutti, ha la capacità di riconciliare i defunti, poiché l’anima buona e l’anima cattiva si eguagliano nel nulla eterno, ma non sempre è capace di riconciliare i vivi ai defunti, perché i vivi conservano il rancore e il ricordo del passato.

Federica Loi VD

 

 





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