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Cultura  / Riflessioni e pensieri

S’i’ fosse ovo

Il poeta e scrittore Cecco Angiolieri è nato a Siena nel 1260 ed è morto sempre a Siena nel 1312; è vissuto contemporaneamente a Dante Alighieri ed era appartenente alla storica casata degli Angiolieri. La critica contemporanea sostiene che Cecco era meno ribelle di come lo avevano presentato i Romantici, che lo rivendicarono con forza ai loro ideali. Suo padre era cavaliere e insieme al figlio partecipò alla guerra d’Arezzo nel 1288. La madre si chiamava Lisa de’ Salimbeni e apparteneva alla potente famiglia senese. La famiglia di Cecco aveva tradizioni guelfe e fu più volte multato per essersi allontanato dal campo senza la dovuta licenza. Si dice che nel 1288 ad Arezzo connobbe Dante Alighieri. Nel 1296 fu allontanato da Siena a causa di un bando politico. Dopo il 1303 fu a Roma, sotto la protezione del cardinale senese Riccardo Petroni. Da un documento sappiamo che i suoi 5 figli rinunciarono all’eredità perchè troppo gravata dai debiti.

La politica di Cecco Angiolieri rispetta tutti i canoni della tradizione comica toscana. Per rovesciare tutti i caratteri dello stilnovismo fa uso della parodia. La donna-angelo diventa una creatura volgare che si stabilizza soprattutto nei locali notturni; emerge poi la figura di un padre spilorcio che non permette a Cecco di conquistare i cuori delle belle donne.

All’inizio del Trecento, epoca in cui la poesia era dominata dal Dolce Stil Nuovo, l’irriverente Cecco Angiolieri compose versi di forte provocazione che tessevano l’elogio delle passioni terrene. Il celebre sonetto S’i’ fosse foco appartiene a una secolare tradizione lettereria goliardica. Questa poesia potrebbe apparire, a chiunque la legga, violenta o per niente gentile. Ma questa va vista come una rappresentazione scenica non dissimile ai videogiochi dell’epoca attuale. La fantasia dell’autore prova a volare nelle immagini della mente e a descrivere come si comporterebbe in situazioni diverse. La composizione è raffinatissima; l’espressività è massima in ogni verso ed in ogni visione suggerita.

Con la composizione che segue, prendendo spunto dal sonetto citato sopra,  mi permetto di riproporre in forma stravolta sin dal titolo una modesta imitazione dello stile di Cecco Angiolieri. La parodia farsesca, pensata nel periodo pasquale, potrebbe avere il titolo:

 

S’I  FOSSE OVO

S’i’ fosse ovo, comanderei ’l mondo;

S’i’ fosse oro, lo comprerei;

S’i’ fosse acqua, l’immergerei;

S’i’ fosse Sole, lo brucerei;

 

S’i’ fosse un uovo fresco, lo mangerei;

S’i’ fosse di cioccolata, lo mangerebbero i bambini;

S’i’ fosse un uovo, farei la guerra con la farina;

S’io fossi un po’ malato, mi farei un bell’ovo frullato.  

 

 

 

Questa poesia può assumere vari significati e il tema principale è l’uovo. Tutto ciò è dato dal periodo pasquale in cui ci troviamo; la tradizione dell’uovo pasquale c’è sin dai tempi antichi al sorgere della religione cristiana. Le uova hanno sempre rivestito il simbolo della vita, ma anche della sacralità: secondo alcune credenze dei pagani  il cielo e il pianeta erano considerati i due emisferi che andavano a creare un unico uovo, e le uova costituivano la vittoria della vita. Gli antichi Egizi lo consideravano come il fulcro dei quattro elementi dell’universo.

 

Lorenzo Marcia

                                                                                                 

 





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